Sull'origine della Chiesa di Propata non si hanno notizie certe. Non è da escludere che la storia della nostra Chiesa sia legata all'espandersi del cristianesimo sui monti liguri attraverso l'opera di civilizzazione e di evangelizzazione dei monaci delle abbazie presenti nelle zone circostanti: Patrania (Torriglia), San Clemente (Alta Val Borbera), San Colombano (Bobbio).

La tradizione popolare racconta che la prima Chiesa costruita sul territorio di Propata sia stata l'oratorio di San Rocco, sul monte. Seguì, nel luogo indicato ora "Sagrà", l'edificazione di un'altra Chiesa a servizio della comunità che fu poi abbandonata e demolita per un cedimento del terreno.
Si passò, allora, alla costruzione dell'oratorio dell'Immacolata e, cresciuta la popolazione, a quella della Chiesa attuale che, nel 1500, apparteneva ancora alla Pieve di Rovegno che era il centro della vita religiosa.

A riprova che la Chiesa di Propata risale ad epoca molto remota, senz'altro già al 1200, due documenti rinvenuti nell'Archivio parrocchiale: un verbale stilato nel 1595 dal primo rettore don Stefano Avancino e un ricorso al principe Doria del 1660 del rettore don Francesco Guano e dei massari della Chiesa.
Il primo elenca tutti i terreni di proprietà della Chiesa indicandone il nome della località e i confini, ma soprattutto afferma che la Chiesa ne era in possesso da lunghissima data come confermano la testimonianza orale della gente e antichissime scritture conservate nella cassa dei massari, scritture che, purtroppo, non sono giunte a noi.
L'altro documento è il ricorso al principe Doria del rettore Gio Francesco Guano del 1660 contro la Camera che imponeva una tassa sui terreni della Chiesa. Il rettore sostiene che detti beni erano stati donati alla Chiesa dai marchesi Porri, senza alcun gravame, quando erano i signori della villa di Propata. Costoro, poi, divennero feudatari dei Visconti nel 1371; quindi la Chiesa di Propata, in quell'epoca, era già eretta.

Non abbiamo la piena certezza dell'anno in cui la Chiesa di Propata fu eretta in parrocchia autonoma. I registri dell'Archivio Parrocchiale datano dal 1594.
Il 16 settembre 1596 la parrocchia di Propata accolse la Visita Pastorale di monsignor Maffeo Gambara, vescovo di Tortona.
Abbiamo già un primo quadro della parrocchia: essa comprende le ville di Propata, Caprile, Bavastrelli ed alcuni "Casoni", cioè case sparse ((Frinti, Albora, Balestre, Brugneto); il rettore è, da tre anni, quindi dal 1593, don Stefano Avancini; ogni fuoco, cioè famiglia, deve dare al rettore, come primizia, uno staro di grano; la Chiesa possiede terreni le cui rendite vanno in parte al rettore e in parte alla stessa Chiesa.
Le prescrizioni del vescovo mettono in risalto il misero stato della Chiesa, sprovvista quasi di tutto.
Non si pensi che la popolazione e il rettore fossero in grado di attuare le disposizioni del vescovo nei tempi indicati; le numerose visite pastorali, fatte da delegati del vescovo, nel primo Seicento, continuano a richiamare le inadempienze, ma la volontà di rendere la propria Chiesa più accogliente è una costante dei fedeli di Propata e del primo rettore don Stefano Avancino di Torriglia, che resse la parrocchia per circa un trentennio.

La parrocchia di Propata fu retta ininterrottamente per oltre cento anni, dal 1626 al 1739, da quattro sacerdoti della nobile famiglia Guano di Torriglia.
In questo periodo la Chiesa fece un salto di qualità e, gradatamente, assunse le linee architettoniche attuali.

Statua di San Rocco

Il rettore Cesare Guano (1626 - 1657) dotò la Chiesa dei primi due altari laterali: l'altare di San Rocco (1629) e quello della Madonna del Rosario (1631). Contemporaneamente istituì e diede impulso alla Compagnia del SS. Rosario che ebbe un ruolo attivo nella vita spirituale della comunità e instaurò alcune feste di "devozione", quella di Sant'Antonio e quella della Madonna della Neve.
Mentre l'edificio assumeva maggiori e migliori dimensioni, la Chiesa venne provvista di paramenti e arredi sacri più artistici e preziosi, frutto del sacrificio di tutta la comunità, come fanno fede i registri di cassa.

Merito di don Giovanni Francesco Guano fu aver dotato la Chiesa, nel 1675, di due nuovi altari laterali, quello di Sant'Antonio Abate e quello di San Giovanni Battista e di aver acquistato due statue lignee (San Lorenzo e San Giovanni Battista).

Fu senz'altro don Paolo Andrea Guano, rettore dal 1680 al 1710, a realizzare le opere più grandiose ed imponenti che, senza dubbio, destarono ammirazione ed orgoglio nei parrocchiani di Propata e una certa invidia nelle popolazioni dei paesi vicini.
Negli anni 1693-1694, abbattuto il piccolo campanile, fu edificato quello che oggi ammiriamo.
Nel 1696 fu la volta di un'altra opera ugualmente grandiosa, l'ampliamento della Chiesa con la costruzione dell'attuale abside e coro.

Propata registrò nell'Ottocento un forte aumento della popolazione. Le nascite passarono da una media annuale di circa venti bambini nel Seicento e di venticinque, trenta nel Settecento, a oltre quaranta nell'Ottocento, con la punta massima di cinquantaquattro nel 1878.
Il 27 luglio 1821, in occasione della visita pastorale, monsignor Carlo Francesco Carnevale impartì la Cresima a 427 persone; monsignor Negri, nel 1834, il 26 e 27 luglio, cresimò 358 giovani e ragazzi e, nel 1844, il 29 luglio, i cresimati furono 229.

Con l'aumento della popolazione crebbe la miseria non essendovi risorse sufficienti per tutti ed iniziò un grande esodo che non fu solo stagionale verso la Lombardia, come avveniva nel passato, ma definitivo, contribuendo così a disgregare le famiglie.

I disagi, specie di chi lasciava Propata, erano aggravati dal fatto che ancora nel 1850 la popolazione era totalmente analfabeta.

La vita parrocchiale risentì di questa particolare situazione; più di una famiglia per sopravvivere dovette ricorrere alla chiesa, che godeva di alcuni boschi ed aveva anche un "casone" con l'essicatoio, per il prestito di un sacco di castagne secche o di mistura. Divenne pertanto gravoso per molte famiglie assolvere all'impegno di dare al parroco, come primizia, uno staro di grano.

Similmente, dallo stesso 1809, cessò di essere comune l'usanza di offrire al parroco da chi aveva bestiame da latte, a San Giovanni Battista, una formaggetta o robiolina e fare, chi aveva bestiame bovino, due volte l'anno, una provvista di legna da fuoco.

L'affetto e l'amore della gente verso la propria chiesa, però, non vennero mai meno e anche nella povertà seppero non solo conservarla, ma anche migliorarla. Ricordiamo nel 1814 l' acquisto dell'artistica statua della Madonna del Rosario;

Il 28 novembre 1884 arriva a Propata, in qualità di Reggente, don Giuseppe Ertola, animato da tanto zelo ed entusiasmo e fornito di notevoli qualità e capacità.
Cerca subito di mettere ordine nei conti della pagando i debiti ed inizia una serie di lavori di restauro e di ripristino radicali e determinanti per la salvaguardia della Chiesa e della canonica. Tra gli altri la costruzione della porta maggiore della Chiesa, la costruzione della cappella sul monte Antola in onore al Sacro Cuore ed il campanile è provvisto di un nuovo concerto di cinque campane. Anche la canonica, che era in uno stato deplorevole, viene ristrutturata e modernizzata.

Non meno intensa è l'attività pastorale di don Ertola.
>Egli avverte che cambiando i tempi e spostandosi verso altre località la popolazione per motivi di sopravvivenza, si fa più urgente la necessità di una fede più matura e adulta.
In quest'ottica promuove dal 9 al 21 agosto 1892 un corso di Esercizi Spirituali o Sacre Missioni.

L'11 febbraio 1897 il parroco istituisce in parrocchia la festa della Madonna di Lourdes e nel 1905 farà dono alla Chiesa della bella statua della Vergine di Lourdes.

Nel 1905, per scuotere ed animare la fede dei suoi parrocchiani, promuove ancora le Sante Missioni.
La Missione termina il 12 settembre ed a ricordo i Missionari "piantano" davanti alla cappella del Carmine una croce della quale attualmente resta solo l'alto basamento in pietra e cemento.

Il 3 ottobre 1912 l'Arciprete don Ertola muore ed il suo corpo riposa nella cappella del cimitero di Propata. Una lunga iscrizione sulla lapide ricorda e riassume i suoi ventotto anni di sacerdozio a Propata.

Gli anni della prima metà del novecento furono caratterizzati da avvenimenti che sconvolsero la vita e la fisionomia secolare della comunità: le due grandi guerre, la lotta partigiana e l'esodo massiccio della popolazione, all'inizio del secolo ancora verso le Americhe, ed, in seguito, a Milano e a Genova.
Anni di miseria per chi rimase; anni di enormi disagi per chi, sradicato dal suo ambiente, non era pronto ad integrarsi nel nuovo senza perdere le sue radici. La prima conseguenza fu la decadenza generale dei valori tradizionali, della pratica religiosa, della fede.

I parroci che si alternarono in quegli anni non erano certo stimolati a restare a lungo: Propata, ancora priva di una strada carrozzabile, era un paese molto disagiato, la comunità si assottigliava ogni giorno e, poi, il tormento dell'abbandono della pratica religiosa, specie degli uomini, limitata alle grandi solennità. Don Botti, che sino al 1916 coabita con l'ultimo cappellano di Propata, don Pietro Stringa, si prodigò a ricostruire la cupola del campanile distrutta da un fulmine nel 1918 e al restauro generale del medesimo.
Nel 1918, dopo alterne vicende e richieste del vescovo, acconsentì che la chiesa di Bavastrelli fosse eretta in parrocchia autonoma. Per gli abitanti di Bavastrelli che per secoli ebbero un ruolo di primo piano nella comunità di San Lorenzo, era l'inizio di un nuovo cammino; per la parrocchia di Propata un ridimensionamento.

Alla partenza di don Botti, la parrocchia venne affidata dal 1921 al 1930 a don Giambattista Traverso di Pentema. Sacerdote pio e di grande fede, fu per lui motivo di grave sofferenza constatare come la popolazione partecipava sempre meno alla vita religiosa. Riuscì a formare una buona cantoria di ragazzi e alcuni uomini e si distinse per alcune opere (la nuova scalinata della Chiesa, il nuovo orologio, la sistemazione dei muri del piazzale e del tetto della Chiesa)

Negli anni della seconda guerra mondiale fu parroco a Propata don Nino Cagnoni, che, in quei momenti terribili, fu al fianco dei suoi fedeli, condividendone sofferenze, paure e miseria. A lui si devono, nel 1945, la grandiosa bussola e cantoria all'ingresso della Chiesa.

Dal 1949 al 1954 fu parroco di Propata don Renzo Bernini alla cui intraprendenza si devono la ricostruzione dell'oratorio di San Rocco, la sistemazione più decorosa e la tinteggiatura della canonica, il restauro della facciata della Chiesa con l'inserimento del grande medaglione di San Lorenzo che distribuisce i beni della Chiesa ai poveri, opera di Pietro Compagnoni di San Paolo d'Argon (Bergamo), all'interno della chiesa la coloritura del fondo, del presbiterio e del coro, che versavano in condizioni molto precarie, e i lavori di trasformazione dell'altare del Crocifisso in quello di San Lorenzo.

Con l'avvento, nel 1980, di don Pietro Cazzulo, attuale parroco, iniziò una serie di lavori per il ripristino e il restauro della chiesa. Nel corso degli anni si provvide al rifacimento totale del tetto e al restauro radicale della facciata, alla elettrificazione delle campane e all'acquisto di dodici panche, alla copertura della canonica, al restauro della bella e artistica statua della Madonna del Rosario, all'installazione di un sofisticato sistema d'allarme, al restauro della sacrestia e di una parte della canonica.
Il lavoro nella canonica permise, in inverno, di trasformare la sala in Cappella e, in estate, di accogliere il bravo don Giacomo Grosso che, da per diversi anni, svolse a Propata, Caprile, Caffarena e Rondanina, per la sua disponibilità e capacità di dialogo, un prezioso servizio religioso.

Con un pizzico di coraggio, ma anche con una serena fiducia nella Provvidenza perché la spesa prevista era superiore ai quattrocento milioni, si diede corso, in fasi successive, ai lavori che comportarono in alcuni momenti la chiusura della chiesa, ricorrendo per i funerali alla cappella di Caffarena: restauro dell'abside, restauro del campanile, esecuzione del nuovo impianto elettrico della chiesa e parafulmine a norma di legge, consolidamento statico dell'edificio ed infine, l'opera più attesa dalla popolazione, il restauro della navata centrale e delle cappelle laterali.