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Lettera Pastorale 2019

Notizie - XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO: La riflessione del Vescovo

PRIMA LETTURA (Ez 18,25-28)
Se il malvagio si converte dalla sua malvagità, egli fa vivere se stesso.

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore:
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 24)
Rit: Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

SECONDA LETTURA (Fil 2,1-11)
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

VANGELO (Mt 21,28-32)
Pentitosi andò. I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

IL SANTO

1/san simon 1.jpgSan Simon de Rojas

Il santo di questa settimana è un religioso spagnolo dell’Ordine della Santissima Trinità canonizzato da Giovanni Paolo II il 3 luglio 1988.

San Simon de Rojas, che la Chiesa ricorda proprio oggi, 28 settembre, nacque a Valladolid, in Spagna, il 28 ottobre 1552.
Dodicenne, entrò nel convento trinitario della sua città dove fece la sua professione religiosa il 28 ottobre 1572.
Studiò all’università di Salamanca e fu ordinato sacerdote nel 1577.
Insegnò filosofia e teologia a Toledo, prima di essere chiamato a fare il superiore in vari conventi della sua zona ed essere inviato come visitatore apostolico due volte in Castiglia e una in Andalusia.
Il 14 aprile 1612, fondò la congregazione degli Schiavi del Dolcissimo Nome di Maria e nel 1619 fu nominato insegnante degli Infanti di Spagna e poi scelto come confessore della regina Isabella di Borbone.
Fin da bambino coltivò l’amore per la Madre di Gesù. Quando pronunciò le sue prime parole all’età di 14 mesi, essendo un po’ ritardato e balbuziente, disse: “Ave, Maria” ovvero la preghiera che sentiva spesso ripetere dai suoi genitori. Riteneva che per essere di Dio come Maria, bisognava farsi suoi schiavi, o meglio, schiavi di Dio in Maria e per questo fondò la congregazione degli Schiavi di Maria.
Per lui, essere schiavo di Maria indicava l’appartenenza totale a lei, essere “Totus tuus”.
La congregazione  aveva carattere laicale e i membri, tra i quali figuravano anche il re e i suoi figli, si impegnavano ad onorare Maria, assistendo  i poveri. La sua opera prosegue ancora oggi in Spagna.
I pittori che lo hanno raffigurato spesso hanno dipinto sulle sue labbra il saluto “Ave, Maria” e lui stesso spesso era chiamato “Padre Ave Maria”.
Avvalendosi del suo influsso a corte anche sulla facciata del palazzo reale di Madrid fece incidere a caratteri d’oro “Ave, Maria”.
Nel 1622 chiese al Papa l’approvazione del testo liturgico da lui composto in onore del Nome di Maria che, più tardi, Innocenzo XI estese alla Chiesa universale.
Morì a Madrid il 29 settembre 1624 e il processo di beatificazione iniziò pochi anni dopo.

Clemente XIII lo beatificò il 19 maggio 1766.

Daniela Catalano

Data: 29/09/2017



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