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Lettera Pastorale 2019

Notizie - V DOMENICA DI QUARESIMA

PRIMA LETTURA (Ger 31,31-34)
Concluderò un’alleanza nuova e non ricorderò più il peccato.

Dal libro del profeta Geremìa

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore.
Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 50)

Rit: Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

SECONDA LETTURA (Eb 5,7-9)
Imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza eterna.

Dalla lettera agli Ebrei

Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

VANGELO (Gv 12,20-33)

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

IL SANTO DELLA SETTIMANA

1/S.Giovanni de.jpgS. Giovanni de Bréubef

Il 16 marzo la Chiesa ricorda San Giovanni de Brébeuf sacerdote e missionario gesuita francese, venerato insieme ai suoi compagni, i cosiddetti martiri canadesi la cui memoria collettiva cade il 19 ottobre. Nacque il 25 marzo 1593 a Condé-sur-Vire, in Francia. Dopo il suo ingresso come novizio nella Compagnia di Gesù il 25 marzo 1622, a 29 anni, fu ordinato sacerdote.

Nel 1625 Giovanni, con Lalemant, Massè e il fratello converso Buret partì per lo stato del Quebec in Canada. Inizialmente i gesuiti rivolsero la loro attenzione agli uroni, la più pacifica e sedentaria delle tribù indiane, e perciò la più facile da evangelizzare.

Nell’ottobre di quell’anno Giovanni lasciò il Quebec per trascorrere l’inverno con gli indiani algonchini, affrontando il sudiciume e i vermi delle loro tende piene di fumo.

Durante il giorno cacciava con la tribù tra il ghiaccio e la neve, mangiando il loro cibo e digiunando quando non c’era nulla. Sperava di arrivare a conoscere a fondo gli indiani e di imparare la loro lingua così da poter scoprire come trasmettere loro la dottrina cristiana. Perseverò nella sua missione e riuscì a comporre la grammatica e il dizionario della lingua della tribù durante i cinque mesi che rimase con loro.

Nell’estate 1626 persuase gli uroni a ospitarlo nelle loro terre insieme a un compagno gesuita e a un francescano. Il soggiorno non fu facile. Rimasto solo e senza aiuti, il santo tradusse il Catechismo nella lingua degli uroni. Si guadagnò anche il titolo di stregone quando, in un periodo di siccità, propose di pregare Dio e subito piovve. Il suo soggiorno giunse a termine quando fu richiamato a Quebec. Dopo un periodo trascorso in Francia, nel 1633 tornò in Canada. Nel 1635 partì con alcuni compagni per Urone. Nei mesi del suo arrivo vi fu una terribile epidemia di cui furono incolpati i missionari. Dopo il 1640, la tribù degli Uroni fu attaccata ferocemente da quella degli Irochesi, per natura più combattivi e crudeli; la guerra tribale fu violenta, portando allo sterminio quasi totale degli Uroni e annullando così l’opera dei missionari. La nuova sede della missione fu conquistata il 16 marzo 1649. Lui e il confratello furono catturati, seviziati e bruciati vivi. Fu canonizzato con gli altri martiri candesi nel 1930.

Daniela Catalano

Data: 15/03/2018



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