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Notizie - «Non siamo soli». Le parole del vescovo Mons. Vittorio Viola

Tra i provvedimenti – ora estesi a tutta l’Italia – che come comunità cristiana ci toccano più da vicino, vi è senz’altro il divieto di poterci radunare in assemblea.
La Chiesa è “con-vocazione”: ekklēsía in greco significa proprio “assemblea”, “adunanza”, (ek- = da, con senso di moto da luogo + kaléo = chiamare, invitare, convocare).
In questi giorni sentiamo la fatica di non poter con-vocare la comunità per ascoltare la Parola e spezzare il Pane.
Per noi è una fatica grande che vogliamo offrire con senso di responsabilità, nella speranza di poter presto ritornare a radunarci: i tempi dipendono anche da quanto seriamente osserviamo, in questi giorni, tutte le prescrizioni che ci vengono date.

La mancanza dell’assemblea liturgica ci offre, tuttavia, la possibilità di una riflessione. Come già ho detto in altre occasioni, in questi giorni la Chiesa non è privata dell’Eucaristia, pur soffrendo la mancanza della partecipazione piena dei fedeli.
Ho esortato ogni presbitero a celebrare quotidianamente la Santa Messa anche senza la presenza del popolo, in spirituale comunione con tutti i fedeli, annunciando la celebrazione con il suono delle campane perché tutti possano unirsi spiritualmente nell’implorare dal Signore la liberazione da ogni male.
Le nostre chiese sono aperte per la preghiera personale e l’adorazione del Santissimo Sacramento.
Osservando le dovute distanze, possiamo celebrare il sacramento della Riconciliazione. Ogni giorno, soprattutto in questo tempo di Quaresima, possiamo nutrirci della Parola che la liturgia propone e riscoprire la pratica della comunione spirituale. Se è sospesa la modalità che rende visibile la comunione che ci unisce, non è, tuttavia, sospesa la comunione con Dio e tra di noi.

Con tutto ciò, l’assemblea liturgica, comunque, ci manca. Non di rado apprezziamo le persone e le cose quando le perdiamo.
Accade così, ad esempio, per la salute o per la libertà, a volte anche per la vita stessa, sia la nostra sia quella delle persone che ci amano.
Rischiamo di ritenere scontate realtà che sono doni preziosi, assolutamente gratuiti, per i quali dovremmo ogni giorno ringraziare il Signore. L’abitudine è un velo opaco che ingrigisce ogni cosa.
Un mio insegnante – per la verità un po’ “estroso” – invitava ogni mattina i suoi figli a stupirsi di essere vivi, facendogli ripetere, appena svegli: «Sono vivo! Sono vivo!», perché non si abituassero alla meraviglia della vita.
La situazione che stiamo vivendo forse ci può liberare da una certa assuefazione e farci riscoprire la bellezza della comunità che si raduna per celebrare l’Eucaristia e gli altri sacramenti.
Anche noi, svegliandoci da un certo torpore, dovremmo sorprenderci del dono di poterci riunire in assemblea e dire: «Il Signore è in mezzo a noi, nel Pane eucaristico, nella persona dei suoi ministri, nella forza dei sacramenti, nella sapienza della sua Parola, nel nostro essere radunati nel suo nome; il suo Spirito agisce, fa il Corpo di Cristo perché, mangiandolo, possiamo diventare in Cristo un solo corpo e un solo spirito! Siamo vivi in Lui!».

In questi giorni, così inaspettati e strani, c’è una situazione in cui il non poter radunare la comunità diventa particolarmente doloroso. È il momento della sepoltura dei nostri cari. Come sappiamo, l’emergenza ha sospeso anche i funerali.
Possiamo solo svolgere al cimitero un breve rito di benedizione della salma e del sepolcro, in forma strettamente privata, con la sola presenza dei familiari. Certamente appena possibile celebreremo insieme l’Eucaristia in suffragio dei nostri defunti.
Inoltre, la fatica è resa ancor più pesante a motivo del fatto che quanti sono ricoverati nei nostri ospedali, come pure per gli anziani nelle case di riposo, non possono essere visitati per quel conforto reciproco che negli ultimi momenti della vita è una vera medicina del cuore.
Mentre cerchiamo insieme il modo pratico per superare queste limitazioni, assicuro a tutti il mio ricordo all’altare del Signore: ogni sera celebro l’Eucaristia per i defunti di ogni giorno e prego per i familiari per i quali il distacco, a causa della situazione che viviamo, è certamente più doloroso.
Vorrei che nessuno si sentisse solo. Dobbiamo stare in casa, mantenere le distanze, non stringerci la mano, ma non siamo soli.
Il Signore conosce per esperienza le nostre fatiche, è con noi, e noi, in lui, ci ritroviamo fratelli e sorelle, membra dello stesso corpo. Coraggio, non siamo soli.

+Vittorio

Data: 15/03/2020



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