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Lettera Pastorale 2019

Notizie - V DOMENICA DI QUARESIMA
V DOMENICA DI QUARESIMA

PRIMA LETTURA (Ez 37,12-14)
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.

Dal libro del profeta Ezechièle

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele.
Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.
Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 129)
Rit: Il Signore è bontà e misericordia.

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.

Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.

Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.

Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

SECONDA LETTURA (Rm 8,8-11)
Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

VANGELO (Gv 11,1-45 (forma breve: Gv 11,3-7.17.20)
Io sono la risurrezione e la vita

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

IL BEATO DELLA SETTIMANA

1/Faa-di-bruno.jpgBeato Francesco Faà di Bruno

Il 27 marzo ricorre la memoria liturgica del beato Beato Francesco Faà di Bruno, ufficiale, matematico e sacerdote. Nacque ad Alessandria il 29 marzo 1825 dalla famiglia dei marchesi di Bruno, ricca di gloriose tradizioni e di personaggi illustri.
Terminati gli studi classici, intraprese la carriera militare e a 24 anni era capitano di Stato Maggiore.

Salito al trono, Vittorio Emanuele II lo nominò precettore di matematiche dei Principi Umberto, futuro Re d’Italia, e Amedeo e fu inviato a Parigi dove frequentò la Sorbona.

Sfumata la sua nomina a precettore a causa delle correnti anticlericali allora dominanti, fu incaricato di compiere rilievi topografici in Liguria.
Il 14 marzo 1853 prese la decisione di dimettersi dalla carriera militare dopo aver rifiutato di battersi a duello con un altro ufficiale che l’aveva deriso per le sue convinzioni religiose.

Tornò a Parigi e il 20 ottobre 1856 si laureò in Scienze Matematiche e Astronomiche con due tesi.

Il Ministero della Pubblica Istruzione italiano lo autorizzò a tenere corsi di astronomia, scienze fisiche e matematiche all’Università di Torino. Fondò nel 1859 l’Opera di Santa Zita per le donne di servizio e altre opere di assistenza sociale ed educativa, cercando di aiutare giovani e anziane in difficoltà.

Annessi a tale Opera vi erano l’Emporio Cattolico, una tipografia e una lavanderia a vapore. Promosse la costruzione di bagni pubblici e l’apertura di cucine economiche; ideò anche apparecchi di astronomia, fisica, elettronica.
Fondò un liceo privato per formare le nuove leve che avrebbero dovuto guidare il Paese. Costituì per primo a Torino una Biblioteca Mutua Circolante per la lettura e la diffusione di libri religiosi e scientifici con modica spesa.
La Biblioteca fu apprezzata da Leone XIII che nel 1879 benediceva l’opera. Fu socio attivo nelle Conferenze di San Vincenzo a Parigi e a Torino e ne fondò una in Alessandria.
Costruì la Chiesa di Nostra Signora del Suffragio, centro di preghiera specialmente per i caduti di tutte le guerre e progettò il campanile che è un vero miracolo di statica.

Introdusse per primo a Torino il mese dei morti e l’adorazione notturna per soli uomini.
A 51 anni, il 22 ottobre 1876, fu ordinato sacerdote a Roma, per intervento diretto di Papa Pio IX e compì un intenso ministero sacerdotale.
Il 16 luglio 1881 istituì la congregazione delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio. Morì a soli 63 anni di età, dopo appena cinque giorni di malattia, forse per un’infezione intestinale, il 27 marzo 1888, due mesi dopo l’amico don Bosco.
Le sue spoglie dal 1925 riposano nella chiesa da lui fondata a Torino.
Fu beatificato nel primo centenario della morte, il 25 settembre 1988.

È patrono del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito Italiano.

Daniela Catalano

Data: 28/03/2020



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