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Lettera Pastorale 2019

Notizie - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

LE LETTURE

PRIMA LETTURA (Dt 8,2-3.14-16)
Ti ha nutrito di un cibo, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto.

Dal libro del Deuteronòmio

Mosè parlò al popolo dicendo:

«Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi.

Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.

Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 147)
Rit: Loda il Signore, Gerusalemme.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

SECONDA LETTURA (1Cor 10,16-17)
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?
Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

SEQUENZA

[Sion, loda il Salvatore,
la tua guida, il tuo pastore
con inni e cantici.

Impegna tutto il tuo fervore:
egli supera ogni lode,
non vi è canto che sia degno.

Pane vivo, che dà vita:
questo è tema del tuo canto,
oggetto della lode.

Veramente fu donato
agli apostoli riuniti
in fraterna e sacra cena.

Lode piena e risonante,
gioia nobile e serena
sgorghi oggi dallo spirito.

Questa è la festa solenne
nella quale celebriamo
la prima sacra cena.

È il banchetto del nuovo Re,
nuova Pasqua, nuova legge;
e l'antico è giunto a termine.

Cede al nuovo il rito antico,
la realtà disperde l'ombra:
luce, non più tenebra.

Cristo lascia in sua memoria
ciò che ha fatto nella cena:
noi lo rinnoviamo.

Obbedienti al suo comando,
consacriamo il pane e il vino,
ostia di salvezza.

È certezza a noi cristiani:
si trasforma il pane in carne,
si fa sangue il vino.

Tu non vedi, non comprendi,
ma la fede ti conferma,
oltre la natura.

È un segno ciò che appare:
nasconde nel mistero
realtà sublimi.

Mangi carne, bevi sangue;
ma rimane Cristo intero
in ciascuna specie.

Chi ne mangia non lo spezza,
né separa, né divide:
intatto lo riceve.

Siano uno, siano mille,
ugualmente lo ricevono:
mai è consumato.

Vanno i buoni, vanno gli empi;
ma diversa ne è la sorte:
vita o morte provoca.

Vita ai buoni, morte agli empi:
nella stessa comunione
ben diverso è l’esito!

Quando spezzi il sacramento
non temere, ma ricorda:
Cristo è tanto in ogni parte,
quanto nell’intero.

È diviso solo il segno
non si tocca la sostanza;
nulla è diminuito
della sua persona.]

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell'agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi:
nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli
alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.

 

VANGELO (Gv 6,51-58)
La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

LA BEATA

Beata Albertina Berkenbrock

1/Beata-Albertina-Berkenbrock.jpgIl 15 giugno la Chiesa ricorda la Beata Albertina Berkenbrock, giovane martire della castità, beatificata il 20 ottobre 2007 da papa Benedetto XVI. Nacque l’11 aprile del 1919 nel villaggio di São Luís, nella parrocchia di Vargem do Cedro a Imaruì, nello stato di Santa Caterina, in Brasile; la sua famiglia era discendente da tedeschi emigrati in Brasile nel 1860, dalla Westfalia.
Fu battezzata il 25 maggio 1919, ricevette il sacramento della cresima il 9 marzo 1925 e la Prima Comunione il 16 agosto 1928.
I suoi genitori, abitanti in una povera casa in legno e agricoltori di professione, erano buoni cristiani e trasmisero alla piccola Albertina le principali verità cristiane. Le insegnarono le tra dizionali preghiere quotidiane.

Lei era solita visitare sempre la cappella del paese quando era aperta e si confessava ogni volta che il sacerdote andava al villaggio.
Si preparò con grande cura alla Prima Comunione che chiamava “il giorno più felice della sua vita”. Era molto devota alla Madonna e recitava regolarmente in cappella o in famiglia il Rosario e pregava anche San Luigi Gonzaga al quale era dedicata la parrocchia.
Amava il lavoro e i servizi domestici; era obbediente, silenziosa, mansueta e paziente con i fratelli che talvolta la mortificavano e la picchiavano.

A scuola il maestro ammirava ed elogiava Albertina per le sue virtù spirituali e morali che sembravano superiori alla sua età e la rendevano più matura delle compagne.
La favorevole atmosfera religiosa favorì così una rapida assimilazione, non solo intellettuale, ma anche esistenziale, della fede e della vita cristiana.
Il 15 giugno 1931, mentre la ragazza si trovava in campagna alla ricerca di un bue che si era perduto, uno dei dipendenti di suo padre, tentò di violentarla.

Ella reagì e si oppose tenacemente, come mostrarono i segni della lotta.

Albertina resistette fino allo stremo, ma quando l’assalitore si rese conto che non sarebbe riuscito nell’intento e che lei avrebbe potuto identificarlo, l’afferrò per i capelli e le tagliò la gola con un coltello.
Tentò poi di far ricadere la colpa del crimine su un altro uomo e poi fuggì, ma fu arrestato. Confessò quel crimine e altri due omicidi. Fu processato, imprigionato e condannato all’ergastolo. Gli esami clinici condotti sul cadavere, attestarono che la Beata aveva difeso la sua verginità.
Fu sepolta nel cimitero di São Luís. Nel 2002 si effettuò la ricognizione della salma e i suoi resti mortali furono collocati in un sarcofago di granito nella chiesa parrocchiale.

Daniela Catalano

 

Data: 13/06/2020



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