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Lettera Pastorale 2019

Notizie - XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LE LETTURE

PRIMA LETTURA (Sap 12,13.16-19)
Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Dal libro della Sapienza

Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose,
perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 85)
Rit: Tu sei buono, Signore, e perdoni.

Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.

Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà.

SECONDA LETTURA (Rm 8,26-27)
Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

VANGELO (Mt 13,24-43 (forma breve: Mt 13,24-30))
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

IL BEATO

Beato Luigi Novarese

1/Novarese.jpgLa Chiesa il 20 luglio fa memoria di don Luigi Novarese che è stato beatificato l’11 maggio 2013, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.

Il beato Novarese nacque a Casale Monferrato il 29 luglio 1914, in una famiglia di contadini, ultimo di nove figli. Rimasto presto orfano, a nove anni, in seguito a una caduta, fu colpito da una grave forma di tubercolosi ossea, malattia all’epoca incurabile. La madre, pur di provare a curarlo vendette le proprietà di famiglia.

Nel 1930 fu ricoverato nel sanatorio di Pietra Ligure e in questo periodo si affidò all’intercessione di Maria Ausiliatrice. Nel maggio 1931, a 17 anni, fu dimesso perché guarito completamente.
Dopo l’esperienza della malattia, decise di aiutare gli infermi e diventare medico.
Nel 1935, però, dopo la morte della mamma, scelse la strada del sacerdozio. Entrò in seminario a Casale e poi proseguì all’Almo Collegio Capranica a Roma.
Fu ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano, il 17 dicembre 1938. Dal 1º maggio 1942, iniziò a lavorare presso la Segreteria della Santa Sede, dove rimase fino al 1970.
Il 9 aprile 1943 si laureò in Diritto canonico e nel 1945 diventò avvocato della Sacra Romana Rota.
Il 17 maggio 1943 fondò la Lega Sacerdotale Mariana per aiutare i preti infermi.
Il 17 marzo 1947, dopo l’incontro con Elvira Myriam Psorulla, creò il Centro Volontari della Sofferenza, associazione con lo scopo di insegnare agli ammalati a pensare in modo nuovo se stessi e la malattia.
Il CVS è presente da anni anche nella diocesi di Tortona accanto agli ammalati.
Don Valentino Arpesella e Angela Fagioli ne furono i più attivi promotori.
Nel 1949 avviò “Quarto d’ora della serenità”, il programma radiofonico in onda ancora oggi su Radio Vaticana, dedicato agli ammalati.
Nel 1950 fondò i Silenziosi Operai della Croce, “uomini e donne, sacerdoti e laici impegnati a illuminare gli ammalati sul senso cristiano del dolore e a sostenerli attraverso opere assistenziali” e il mensile “L’Ancora”.
Nel 1952 diede il via alla costruzione della Casa “Cuore Immacolato di Maria” a Re, in provincia del Verbano Cusio Ossola, inaugurata il 23 maggio 1960.
Nel 1952, creò i “Fratelli e Sorelle degli ammalati”.

Nel 1962 Giovanni XXIII gli affidò l’assistenza religiosa negli ospedali italiani.

Dal 1970 al 1977 si occupò di pastorale sanitaria per la CEI.
Poi si dedicò ad ampliare la sua opera fino a quando morì il 20 luglio 1984, a Rocca Priora, vicino Roma. La salma riposa nella chiesa di Santa Maria del Suffragio, a Roma.

Daniela Catalano

 

Data: 17/07/2020



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