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Lettera pastorale 2020

Notizie - XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LE LETTURE

PRIMA LETTURA (Es 22,20-26)
Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia ira si accenderà contro di voi.

Dal libro dell’Èsodo

Così dice il Signore:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 17)
Rit: Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.

SECONDA LETTURA (1Ts 1,5-10)
Vi siete convertiti dagli idoli, per servire Dio e attendere il suo Figlio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

VANGELO (Mt 22,34-40)
Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

IL BEATO

1/don gnocchi 1.jpgBeato Carlo Gnocchi

Il 25 ottobre è il giorno in cui la Chiesa ricorda il Beato don Carlo Gnocchi. Il sacerdote nacque proprio il 25 ottobre del 1902 a San Colombano al Lambro. Entrò nel Seminario di san Pietro martire a Monza e il 6 giugno 1925 fu ordinato sacerdote. Dal 1926 al 1936 fu coadiutore nella parrocchia di san Pietro in Sala, la più vasta della Diocesi milanese. Durante il fascismo sentì con urgenza la necessità di annunciare la Parola di Dio senza confondersi con l’indottrinamento ideologico del regime.

La sua passione pastorale per la gioventù fu notata dai Fratelli delle Scuole Cristiane, che il 22 settembre 1936 lo nominarono padre spirituale al loro istituto “Gonzaga”. Nel 1940, quando l’Italia entrò in guerra, don Carlo si arruolò come cappellano volontario, con destinazione il fronte greco albanese.

Terminata la campagna nei Balcani, nel 1942 ripartì per il fronte russo. Nel gennaio del ’43 iniziò la drammatica ritirata del contingente italiano e don Carlo, caduto durante la marcia, fu raccolto su una slitta e miracolosamente salvato. Ritornato in Italia iniziò a cercare i familiari dei caduti per dare loro un conforto morale e materiale. In questo periodo aiutò molti partigiani e politici a fuggire in Svizzera e fu arrestato con l’accusa di spionaggio.

Nel 1945 fu nominato direttore dell’istituto “Grandi Invalidi” di Arosio, dove accolse i primi orfani di guerra e i bambini mutilati, iniziando l’opera che lo gli fece conquistare il titolo di “padre dei mutilatini”.

Sul fronte russo aveva promesso ai moribondi che avrebbe pensato ai loro figli. Nel frattempo fu anche nominato assistente ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ruolo che mantenne fino al 1948. Il 12 ottobre 1948 nacque la Fondazione “Pro Infanzia Mutilata”, poi diventata “Pro Iuventute” e in seguito aprirono i collegi di Pessano, Inverigo, Torino, Parma e Roma.
Nel suo impegno fu aiutato anche dall’Opera di Don Orione, oltre che dai Fratelli delle Scuole Cristiane e da numerosi laici. Il suo genio organizzativo e il suo innegabile carisma fecero crescere l’opera che si dedicò anche a orfani, emarginati e malati.
Della Fondazione fa parte anche il Centro “S. Maria alle Fonti” aperto più di 60 anni nella nostra diocesi a Salice Terme.
Nel gennaio del 1956 a don Carlo fu diagnosticato un tumore che lo portò alla morte il 28 febbraio. Prima di morire donò le sue cornee a due giovani non vedenti, pur non essendoci ancora alcun regolamento sulla donazione degli organi. Poco dopo fu varata la legge in merito.
Il 25 ottobre 2009 fu beatificato a Milano dal card. Tettamanzi.

Daniela Catalano

Data: 24/10/2020



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