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Notizie - Disposizioni per il rito di imposizione delle Ceneri
Disposizioni per il rito di imposizione delle Ceneri

Il direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, don Claudio Baldi, spiega le norme stabilite dalla Chiesa per mercoledì 17 febbraio, inizio della Quaresima 2021 

Con l’austero rito delle ceneri, mercoledì 17 febbraio, entreremo nel tempo di Quaresima, tempo forte dello Spirito, momento favorevole della conversione (cfr. 2Cor 6,2), della preghiera assidua e della penitenza per tornare, come figli prodighi nell’abbraccio misericordioso del Padre.

Secondo l’antica prassi della liturgia romana, il sacramento della penitenza pubblica prevedeva all’inizio del cammino di penitenza l’imposizione delle ceneri sul capo dei penitenti, che venivano poi riammessi nell’assemblea il Giovedì Santo.
Verso il secolo decimo, tramontata la penitenza pubblica, il gesto dell’imposizione delle Ceneri – ottenute bruciando i rami d’ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente – si estese a tutti i fedeli e venne collocato, all’interno della celebrazione eucaristica, dove si trova tutt’ora al termine dell’omelia.

La cenere con cui ci si cosparge il capo ricorre spesso nella Scrittura e assume diversi significati.

Innanzitutto indica la fragile condizione dell’uomo di fronte al Signore, come evidenzia Abramo che parla a Dio nella Genesi: «Riprese Abramo e disse: «Ecco che ricomincio a parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…» (Gn 18,27).

Anche Giobbe sottolinea il limite profondo della propria esistenza: «Mi getta nel fango, e mi confondo con la polvere e con la cenere» (Gb 30, 19).
La cenere è, inoltre, un segno concreto di chi si è pentito e con cuore rinnovato riprende il proprio cammino verso il Signore, come si legge nel Libro di Giona in cui il re di Ninive, ricevuta la notizia della conversione del suo popolo, si siede sulla cenere (Gio 3), e in quello di Giuditta in cui gli abitanti di Gerusalemme che vogliono pregare Dio perché intervenga a liberarli, si cospargono il capo, appunto, proprio con la cenere (Gdt 4,11).

La polvere sul capo ci riporta alla terra, alla nostra fragilità e caducità.
Siamo fragili, mortali, di passaggio, minuscoli nell’immensità delle galassie e dello spazio. Siamo polvere nell’universo.

«La grandezza dell’uomo sta in questo: che esso ha coscienza della propria miseria (…) Conoscere di essere miserabile è un segno di miseria, in pari tempo, un segno di grandezza» (Pascal, Pensieri, n. 372).

E ancora: «L’uomo è solo una canna, la più fragile della natura; ma una canna che pensa. Non occorre che l’universo intero si armi per annientarlo; un vapore, una goccia d’acqua, [un virus, diremmo oggi] bastano per ucciderlo».

Sono parole di Pascal (morto nel 1662), ma che vengono da prima di lui e vanno oltre lui, perché riassumono i sentimenti e i pensieri dell’umanità di tutti i tempi: esprimono la percezione stupita della fragilità e della grandezza dell’uomo.
Proprio così ci ricorda papa Francesco: «Siamo polvere, ma siamo la polvere amata da Dio.

Il Signore ha amato raccogliere la nostra polvere tra le mani.
Così siamo polvere preziosa, destinata a vivere per sempre. Siamo la terra su cui Dio ha riversato il suo cielo, la polvere che contiene i suoi sogni. Siamo la speranza di Dio, il suo tesoro, la sua gloria» (Francesco, omelia per il Mercoledì delle ceneri, 26 febbraio 2020).
Il tempo di quaresima, vestendoci di cenere richiama il percorso della nostra esistenza: dalla polvere alla vita. Siamo polvere, terra, argilla, ma se ci lasciamo plasmare dalle mani di Dio diventiamo una meraviglia.

Eppure spesso, soprattutto nelle difficoltà e nella solitudine, vedia-mo solo la nostra polvere!

Il Signore ci incoraggia: il poco che siamo ha un valore infinito ai suoi occhi.
Continua papa Francesco: «All’inizio della Quaresima rendiamoci conto di questo. Perché la Quaresima non è il tempo per riversare sulla gente inutili moralismi, ma per riconoscere che le nostre misere ceneri sono amate da Dio. È tempo di grazia, per accogliere lo sguardo d’amore di Dio su di noi e, così guardati, cambiare vita. Siamo al mondo per camminare dalla cenere alla vita» (Francesco, ibidem). 

La situazione sanitaria causata dal coronavirus continua a richiedere una serie di attenzioni che si riflettono anche in ambito liturgico.

In vista dell’inizio della Quaresima di quest’anno, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 12 gennaio di quest’anno, ha reso note alcune disposizioni, cui dovranno attenersi i celebranti nel rito di imposizione delle Ceneri.

Pronunciata la preghiera di benedizione delle ceneri e dopo averle asperse con l’acqua benedetta, senza nulla dire, il sacerdote, rivolto ai presenti, dice una volta sola per tutti la formula riportata nel Messale Romano: «Convertitevi e credete al Vangelo», oppure: «Ricordati, uomo, che polvere tu sei e in polvere ritornerai».

Quindi il sacerdote, disinfettate le mani con il gel e indossata la mascherina a protezione di naso e bocca, impone le ceneri a quanti si avvicinano a lui o, se opportuno, egli stesso si avvicina a quanti stanno in piedi al loro posto.

Il sacerdote prende le ceneri e le lascia cadere sul capo di ciascuno, senza dire nulla. 

Si ricorda inoltre che le ceneri possono essere imposte solo dal sacerdote o dal diacono, ma non da un laico (cfr. Cerimoniale dei Vescovi, 253).
Il Messale poi, prevede il rito delle ceneri solo nel primo mercoledì di quaresima e non può essere spostato in altro giorno, e mai va compiuto di domenica, neppure fuori della Messa: il forte monito penitenziale non sono compatibili con il fondamentale carattere pasquale della domenica.

È bene inoltre caratterizzare liturgicamente la quaresima per una notevole sobrietà: è tolto il canto dell’Alleluja, è proibito ornare di fiori l’altare e suonare l’organo all’infuori dell’accompagnamento dei canti, mentre il colore dei paramenti è il viola.

Don Claudio Baldi

Direttore Ufficio liturgico diocesano

Data: 05/02/2021



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