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Lineamenti storici della Diocesi di Tortona

 

Nel volume “Le antichità di Tortona e suo agro” il canonico Giuseppe Antonio Bottazzi scrive: “Non v`ha dubbio che la Chiesa Tortonese sia una delle più antiche d’Italia, e che la di lei fondazione debba riferirsi ai tempi apostolici” E conclude: “Devo peraltro confessare che v`ha ancora del bujo e dell’incertezza, che si toglierà soltanto a misura che usciranno alla luce nuovi documenti, che la possono rischiarare.”

Pubblicata nel 1808 tale opera resta fondamentale per la storia ecclesiastica tortonese e, nonostante i notevoli progressi fatti dalla ricerca storica, restano dubbi ed interrogativi non ancora risolti. Irrisolto il problema sull’effettiva esistenza di Marcianus, primo vescovo di Tortona, gli storici sono oggi concordi nel datare alla metà del IV secolo la concreta esistenza della Diocesi di Tortona, probabilmente con Innocentius (372?), anche se il primo vescovo di cui si ha notizia sicura e Exuperantius che, nel 381, partecipò al concilio di Aquileia.

1/seminario_mini.jpgLa presenza e la diffusione del cristianesimo in Dertona dovette essere antica e assai capillare, considerata la vetustà e la consistenza della documentazione epigrafica ed archeologica. Posta al centro di un nodo viario di primaria importanza, Dertona riuscì a superare senza danni le invasioni barbariche che nel VI secolo determinarono il declino a vantaggio di Tortona delle vicine Iria (l’attuale Voghera) e Libarna: proprio in questo secolo, infatti, la diocesi conobbe la sua massima espansione. A nord raggiungeva il Po, a sud la vetta più alta degli Appennini che per quasi tutto il medioevo la separò dalla Diocesi di Genova, infatti l’oltrepassava solo nella piccola valle dello Sturla fino a Borzonasca sopra Sestri Levante e Chiavari, a est giungeva fino alla Val Trebbia, a Ovest confinava con la Diocesi di Acqui lungo la Valle dell’Orba fino ad Ovada e proseguiva seguendo la Bormida fino al territorio di Gamondio (oggi Castellazzo Bormida). L’incursione degli Ungari nel 905 danneggiò notevolmente la città, ma ben più gravi conseguenze in campo religioso e civile ebbero le incursioni dei saraceni che, insediatisi nell’alto Appennino tortonese, distrussero molti cenobi monastici della zona. In questo periodo così travagliato si venne sempre più affermando la forza politica e religiosa dei presuli tortonesi (Beato e Giseprando) che accrebbero notevolmente i possessi della Diocesi. Nel 979 l’imperatore Ottone II confermava al vescovo Gereberto le donazioni fatte ai predecessori e ribadendo la signoria del presule tortonese su Voghera, Novi,Garbagna,Vendersi.

All’inizio dell’XI secolo la Diocesi subì il primo di una serie di smembramenti che nei tre secoli successivi comportarono la riduzione della sua giurisdizione: infatti nel 1014 fu eretta la Diocesi di Bobbio e Tortona perdette, oltre allo stesso Bobbio, gran parte della Val Trebbia, della Val Tidone (compreso Zavatterello) e della Val d’Aveto.1/Macrino.jpg

Dopo la distruzione di Tortona ad opera delle truppe di Federico Barbarossa (1155), nel 1157 il Vescovo Oberto si recò a Roma, dove ottenne dal Pontefice Adriano IV una bolla che confermava i beni delle sua chiesa. Il 30 aprile 1198 Innocenzo III precisava nuovamente gli ampi confini della diocesi tortonese: dalla pievania di Rovegno (Alta Val Trebbia) a Sparvara (sul Po) da Patrania (vicino a Torriglia) a Cervesina (sul Po), da Montaggio a Vesulla (sopra Rossigluione), alla pievanìa di Orba e Lanzolo, da Rondinaria (Rocca Grimalda) alla pievania di S. Zaccaria, dall’ospedale di Resta (sopra Busalla) alla pievania di Casella (Casei Gerola).

La costituzione della Diocesi di Alessandria tra la fine del 1175 e l’inizio del 1176 avvenne anche a discapito di quella tortonese, che perse tutto il territorio tra l’Orba e il Tanaro, con la sola eccezione del distretto pievano di Orba.

L’assetto della Diocesi rimase pressoché invariato nei secoli fino all’anno 1595, quando venne pubblicata la “Descriptio ecclesiarum civitatis et diocesis Dertonae”, in calce agli atti del Sinodo Diocesano. Da questa si apprende che la Diocesi era costituita da 33 pievi (compresa la Cattedrale), da cui dipendevano 153 parrocchie, 83 chiese semplici, 41 chiese campestri, 54 oratori sedi di Confraternite, 17 ospedale dipendenti da autorità ecclesiastiche e 5 monti di pietà. Nei principali centri diocesani erano insediati 27 conventi maschili,15 femminili, mentre le abbazie erano 9, di cui 3 in Tortona (S. Marziano, S. Stefano e S. Paolo). Questa possente struttura fu oggetto di una radicale riforma avviata, sulla base dei decreti del Concilio di Trento, da Mons. Cesare Gambara (1548 – 1591), proseguita dal nipote Mons. Maffeo Gambara (1591 – 1611) e dai loro successori. Nel 1616 sotto l’episcopato di Mons. Dossena le chiese parrocchiali erano 187, 34 in più rispetto a quelle registrate nel 1595.

1/Fiamminghino_mini.jpgSul finire del sec. XVIII la Diocesi di Tortona contava circa 160.000 abitanti, il territorio era suddiviso in 44 pievanie con 9 chiese collegiate e 221 chiese parrocchiali; le chiese semplici, le chiese campestri e gli oratori ammontavano a 530, i conventi maschili erano 43, quelli femminili 16, nel Seminario diocesano risiedevano circa 70 chierici. Il clero secolare superava il migliaio, mentre il clero regolare ammontava a circa 400 unità, le religiose conventuali erano 350 circa.

Questa imponente struttura ecclesiastica dovette fare i conti con una drastica riforma voluta da Napoleone, che decise la soppressione della quasi totalità dei conventi. Con la revisione dell’assetto territoriale delle diocesi del Piemonte, che nel disegno napoleonico da 17 dovevano essere ridotte ad 8, la Diocesi di Tortona, unitamente a quelle di Susa, Pinerolo, Fossano, Alba, Biella e Aosta, venne soppressa con una Bolla pontificia del 1 giugno 1803. Incorporata inizialmente nella diocesi di Alessandria, fu, dopo la soppressione anche di quest’ultima nel luglio 1805, aggregata alla Diocesi di Casale Monferrato. Con decreto imperiale del maggio 1806 la cattedrale di Tortona cessava di mantenere tale titolo e diveniva semplice “chiesa collegiata”

Passata la bufera napoleonica, con una Bolla del luglio 1817 Papa Pio VII ricostituiva la Diocesi di Tortona, pur modificata profondamente nel suo assetto territoriale, con la perdita di 22 parrocchie a favore delle confinanti Diocesi di Alessandria e Acqui e l’acquisizione di 67 parrocchie sottratte alle sedi Pavia e Piacenza. La Diocesi di Tortona così costituita contava 268 parrocchie e fu distaccata dalla provincia ecclesiastica di Milano per entrare a far parte di quella di Genova.

Attualmente la Diocesi di Tortona conta 314 parrocchie, distribuite su 152 comuni e dislocate nelle tre provincie di Alessandria, Pavia e Genova.

 

Tratto da:

Giuseppe Decarlini “La Diocesi di Tortona” , in “Guida di Tortona e del Tortonese” 2005

 

 

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