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Notizie - V domenica del Tempo Ordinario: Riflessione del Vescovo Vittorio Viola e Omelia della Messa
V domenica del Tempo Ordinario: Riflessione del Vescovo Vittorio Viola e Omelia della Messa

Proponiamo la riflessione del Vescovo Mons. Vittorio Viola, sul Vangelo di questa domenica, V del Tempo Ordinario.

VERSIONE SCRITTA

Carissimi, siamo alla V Domenica del Tempo ordinario. Continua la narrazione di quella giornata di Cafarnao di cui Marco ci ha raccontato l’inizio, in sinagoga, domenica scorsa.

Una narrazione che prosegue con un ricordo probabilmente personale di Pietro, che permette a Marco di completare, appunto, la narrazione di questa giornata. Un racconto semplice, immediato, questo della guarigione della suocera di Pietro, sembra quasi che Marco dipinga uno dei nostri ex voto che troviamo nei nostri tanti santuari, ma dentro questa narrazione semplice, diretta, immediata, Marco non rinuncia a dare il messaggio fondamentale.
Quel verbo, quel gesto, “la prese per mano e la rialzò”… termine che evoca la risurrezione del Signore. È la risurrezione che già manifesta la sua potenza. I miracoli di Gesù non sono uno spettacolo, non sono gesti che vogliono impressionare, ma sono manifestazioni di un amore solidale che ha nella presenza della potenza salvifica di Gesù il suo senso.

È così che già ci viene dato di poter cogliere la potenza della Risurrezione, questo rialzarsi dai morti, questo riprendere vita.

Intanto tramonta il sole su quel sabato a Cafarnao. La conclusione del riposo sabbatico permette a tutta la città di Cafarnao, il piccolo villaggio di Cafarnao, di muoversi e radunarsi attorno alla casa di Pietro. Quasi un porre l’assedio alla casa di Pietro, con Gesù al centro. E Gesù continua a mostrarsi in questo suo amore compassionevole attraverso tanti gesti di liberazione, tanti miracoli che vanno incontro al bisogno dell’uomo di salvezza: non solo quello fisico della malattia, ma quello ancora più profondo. Questa è la liberazione dal male, di cui già vediamo i primi segni e che sarà piena e definitiva con la sua morte in croce, con il compimento dell’opera di redenzione.

Impressiona l’assedio posto al corpo di Gesù, impressiona la potenza con la quale Gesù salva. Ed è, dopo questa giornata così intensa, così piena, dove Gesù mostra questo suo amore solidale con noi, che Egli si ritira nella notte in quel segreto colloquio con il Padre, che sempre lo accompagna, mai lo abbandona. Sempre quando Gesù deve prendere decisioni su come portare avanti la sua missione, tali decisioni nascono da questo colloquio intimo, nella notte, sul monte, nel deserto, dove Gesù sembra quasi voler prendere istruzioni dal Padre, disponendosi poi ad obbedire, così come fa. Lo cercano, si era allontanato, appunto, per rimanere in questo solitario colloquio con il Padre e subito dopo Gesù manifesta la sua volontà di muoversi per andare altrove e per continuare a mostrare questa potenza che salva.

Una preghiera, quindi, che non dà ordini al Padre, come a volte a noi capita di fare, ma una preghiera di ascolto della volontà del Padre e un disporsi a compiere quella volontà.

È Parola che, come sempre, ci raggiunge e raggiunge la nostra vita.

La presenza di Gesù in mezzo a noi, del “Dio con noi”, ci fa sperimentare la sua potenza di salvezza. Sta a noi avere la fede di quanti hanno posto assedio al corpo di Gesù, sapendo che quel corpo poteva sanare; sta a noi accogliere l’insegnamento di Gesù che ritrova nel suo colloquio intimo con il Padre il senso profondo della sua missione, disponendosi all’obbedienza.

Il Signore ci conceda di poter anche noi ascoltare la voce del Padre, di poterci disporre all’obbedienza e alla sua volontà per poter essere dal Signore sanati.

 

Qui proponiamo l'omelia della S. Messa celebrata presso la Parrocchia di Castelletto di Branduzzo.

Data: 07/02/2015



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