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Notizie - Mons. Viola incontra i Diaconi permanenti e aspiranti

TORTONA - Domenica 20 dicembre, presso il Seminario di Tortona, il Vescovo ha incontrato i Diaconi e gli aspiranti Diaconi per l’ultimo appuntamento in calendario nel 2015.

La riunione si è aperta con la consueta preghiera e con le congratulazioni al Diacono Pier Carlo Peccorini recentemente insignito del titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica.

Ricollegandosi ai punti fondamentali dell’ultimo incontro, in particolare alla Celebrazione Eucaristica, Mons. Viola ha ricordato come la lettura della croce avvenga attraverso il pane spezzato e ha posto l’accento su quanto cambierebbe ogni relazione umana ponendo al centro della vita di ciascuno il criterio dell’Eucaristia, intesa come dono di sé.

Il Vescovo ha poi letto un passo del Libro dell’Esodo (19,3-6) ricordando che Dio aveva offerto Alleanza con Israele con gesti concreti di salvezza e di liberazione; il Patto con Israele è legato alla sua posizione elettiva tra i popoli della terra, poiché popolo consacrato a Dio, ha la vocazione di essere un regno di sacerdoti: il fondamento del Patto è l’obbedienza ai comandamenti.
Il sacerdozio, ha spiegato sua eccellenza, non è fatto di gesti rituali, ma di una realtà molto spirituale come “ascoltare la voce” di Dio e “custodire l’alleanza” con Lui.
Perché allora non interrogarsi sulla presenza di una classe sacerdotale che pratica sacrifici materiali nel tempio con un culto esteriore divenuto “vuoto” e che quindi non corrisponde all’Alleanza?
A spiegazione di ciò Mons. Viola ha richiamato le dure parole di alcuni profeti e tra tutti quelle di Isaia (1,10-28) spiegando che un culto senza l’osservanza dell’Alleanza “è un culto che non corrisponde all’offerta della propria vita” al quale Dio non dà alcun valore.

Proseguendo, Mons. Viola ha citato il Salmo 50, “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. […]” dove si legge la supplica personale di Davide per chiedere perdono del peccato commesso con Betsabea.
Nello stesso Salmo, però, la conclusione fa riferimento al culto nel tempio.
Una lettura esegetica lo mette in relazione con il Salmo che lo precede, in cui Dio “molto inquieto, convoca il Suo popolo, Israele, alla sbarra” in un immaginario tribunale, opponendogli capi d’accusa pesantissimi.
La “requisitoria” che segue – “Ascolta, popolo mio, voglio parlare, testimonierò contro di te, Israele!” – introduce una perorazione: “Offri a Dio come sacrificio la lode e sciogli all’Altissimo i tuoi voti; invocami nel giorno dell’angoscia: ti libererò e tu mi darai gloria”.
Sua Eccellenza ha illustrato il significato di questo Salmo: Dio vuole salvarci e desidera poter accogliere come culto a Lui il rendimento di grazie per la Salvezza e ne fa notare la relazione con il Salmo 50, dove l’invocazione “pietà di me” può essere letta non solo come la richiesta di perdono da parte di Davide, ma anche come il riconoscimento del proprio errore da parte del popolo di Israele messo sotto accusa nel Salmo “non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi” come a dire che il culto deve corrispondere alla vita.
Gesù nella sua venuta, ha precisato il Vescovo, si pone su questa linea “di contestazione di un culto vuoto”: i sacrifici compiuti nel tempio, luogo dove Dio abita in mezzo al popolo, senza il rispetto degli atti concreti indicati dai comandamenti non hanno valore.
Nel momento in cui Gesù viene presentato al tempio (Lc 2,21-34), il tempio stesso termina la sua altissima funzione perché non è presente solo un segno del fatto che Do ha abitato presso il popolo di Israele, ma è presente Dio stesso.
Da quel momento quindi, “tutto ciò che aveva a che fare con il tempio, il culto, l’altare, le offerte, il sacrificio, tutto si concentra in Gesù, nel Suo corpo, nella Sua carne”, impregnata di Spirito, il Santo dei Santi.
Il corpo di Gesù diviene il luogo ove presentare offerte gradite a Dio e ciò, ha precisato Mons. Viola, “ha conseguenze formidabili sul modo di praticare il culto per noi”.
La realtà stessa dell’offerta è il corpo di Gesù e il sacerdote stesso è Gesù venuto per offrire se stesso.
La Chiesa, nella liturgia come azione di Dio e dell’uomo insieme, ha custodito la dimensione spirituale del culto, che tuttavia ha bisogno di elementi espressivi umani, parole, oggetti, spazi, luci, suoni, profumi e tutto ciò che percepiscono i sensi umani.
Lo spuritualismo del culto viene portato a compimento da Gesù, ha ripetuto Mons. Viola, ricordando che una grande profezia sulla celebrazione è stata data dalla riflessione sulla liturgia del Concilio Ecumenico Vaticano II.
La liturgia rende presente il fatto accaduto, dando a noi la possibilità di esserci, oggi. A spiegazione di ciò Mons. Viola ha letto alcuni passi della Liturgia delle ore, ponendo l’accento sulla ripetitività del termine “oggi” nell’antifona al Magnificat dei Vespri nel giorno di Natale.
“Oggi Cristo è nato, è apparso il Salvatore; oggi sulla terra cantano gli angeli, si allietano gli arcangeli; oggi esultano i giusti, acclamando: Gloria a Dio nell’alto dei cieli, alleluia” o nell’antifona al Benedictus delle Lodi il giorno dell’Epifania “Oggi la Chiesa, lavata dalla colpa nel fiume Giordano, si unisce a Cristo, Suo Sposo…”.

Dopo il canto dei Vespri presso la cappella del Seminario e un momento per lo scambio degli auguri per le prossime festività, allietati dalla visita di Mons. Pier Giorgio Pruzzi, è stato fissato il prossimo appuntamento per il ritiro spirituale di due giorni a fine gennaio.

Cristina Bertin

Data: 04/01/2016



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