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Notizie - Il 27 marzo è Pasqua: Il Vescovo ci invita a un cambiamento anche come Chiesa

La mia conversione è possibile

Il mattino di Pasqua Pietro e gli altri non si aspettavano di certo la risurrezione del Maestro: i Vangeli sono quasi impietosi nel descrivere la loro impreparazione, quasi una incapacità nel pensare come possibile il suo ritorno dai morti.
Nonostante che l’avesse più volte annunciato.
Il fatto è talmente nuovo da non poter essere nemmeno sperato. Ma è un fatto.
Si pone dinanzi a loro come un accadimento del quale poter fare esperienza, in una perfetta continuità con l”esperienza che già avevano avuto di Lui - ...quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita... (lGv l,l) - ma nella novità assoluta del suo corpo risorto.
Non è un ritorno per il vano conforto del tener vivo un ricordo di lui, ma è la sua presenza carica di avvenire, radicata su ciò che loro avevano conosciuto di lui ma aperta al futuro della piena conoscenza di lui nel dono dello Spirito Santo - Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà à tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future (Gv 16,13).

Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti (lCor 15,20): questa è la notizia, l'unica notizia capace di interessare davvero il cuore dell'uomo, perché nuova, inimmaginabile eppur vera, accaduta nella storia e aperta al futuro.
L’unica vera novità rispetto alla morte può essere solo la vita, il solo radicale cambiamento che risponde alla sete di vita eterna che Dio stesso ha messo in noi.
Solo lo Spirito del Signore Risorto può saziare questa sete. La Pasqua ci insegna molte cose.
Anzitutto a livello personale: è possibile la mia conversione vale a dire “quell'intimo e totale cambiamento e rinnovamento di tutto l’uomo, di tutto il suo sentire, giudicare e disporre, che si attua in lui alla luce della santità e della carità di Dio, che, nel Figlio, a noi si sono manifestate e si sono comunicate con pienezza” (Paolo VI, Paenitemini).
Troppo spesso emettiamo “sentenze di morte” su di noi quando pensiamo che quest’intimo rinnovamento non sia possibile: il Risorto non la pensa così. C’è un passaggio da morte a vita che questa Pasqua (Pesah = passaggio) vuole poter operare in noi.
La grazia del Giubileo della misericordia ci sostiene. Ma la Pasqua ci coinvolge anche come comunità. C'è una conversione che il Signore vuole operare in noi come Chiesa, invitandoci ad essere docili, in un atteggiamento di fede, a ciò che lo Spirito ci suggerisce, nell'ascolto della Parola e del magistero di Papa Francesco, nella celebrazione dei sacramenti.
Il Risorto apre al futuro della continua crescita nella conoscenza di lui, radicati su quanto la sua misericordia ci ha fatto vivere come concretezza di incarnazione nella storia ma non imprigionati dalla nostalgia di tempi passati.

Ci sostiene la parola dell’Apocalisse (1,17-18): «Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi».

Come già nella lettera pastorale torno a dirvi: coraggio!

Il 27 marzo è Pasqua!

+ Vittorio

Data: 23/03/2016



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