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Notizie - Il Vescovo al ritiro pasquale per sacerdoti e diaconi

TORTONA - Si è svolto giovedì 21 aprile il ritiro pasquale per sacerdoti e diaconi permanenti, programmato fin dall’inizio dell’anno pastorale.
Alle 9.30 nel salone del seminario Mons. Viola ha dato inizio alla mattinata di silenzio, ascolto, riflessione, adorazione motivandola così: “Ne abbiamo bisogno anche per gustare la Pasqua, che non è solo un momento di super-lavoro, ma anche tempo di supergrazia, che troppe volte mortifichiamo, presi dal vortice delle cose da fare.
Questo è fondamentale, perché altrimenti si corre il rischio di saldare debiti con il calendario che passa, senza arrivare a celebrare la Pasqua e quindi a non sentirne alcun effetto nella nostra vita”.
Ha quindi guidato lui stesso la meditazione sul brano di Luca 24: i discepoli di Emmaus.
Per prima cosa è indispensabile superare la tentazione dell’abitudine e del “lo conosco già”, ripercorrendo senza preconcetti il brano, alla luce di quello che vuole fare ora, adesso: la Parola è sempre nuova e mai ripetitiva.
Ne ha quindi toccato i punti fondamentali, attraverso un’esegesi spirituale, che è partita dalla coerenza di Gesù Risorto, che si mostra seguendo la logica dell’incarnazione; dopo la risurrezione entra nelle nostre situazioni, ci sta accanto.

Non sceglie la spettacolarità di un effetto speciale, costringendo a credere (ciò annullerebbe la risposta di amore di ognuno di noi), ma sceglie la via umile, facendosi viandante con chi è in cammino e assumendo le situazioni concrete della vita nostra.
Qui non c’è traccia del candore delle vesti del Tabor o della risurrezione: ci sono gli abiti del pellegrino, perché la sua risurrezione fosse resa sopportabile a noi e lo splendore della gloria non ci impaurisse.
Lui cammina con i due che stavano prendendo le distanze da Gerusalemme, andando nella direzione opposta (fuggivano) e li ascolta.
Il nostro ministero è sacramento di Lui: ci deve appartenere lo stile suo e quindi anche noi sacerdoti siamo chiamati ad ascoltare innanzitutto, con pazienza e benevolenza.

È bello che Lui si faccia raccontare da loro la sua storia dal punto di vista della loro delusione: li fa parlare e si mette in ascolto. Quanto c’è da imparare da questo metodo.
In questo tempo di Pasqua, perché questa parola accade ora ed adesso, Lui che si fa accanto a noi, ci chiede: “Cosa sta succedendo? Cosa hai?”. Possono esserci cose belle e cose meno belle e faticose; importante è accettare questa domanda sulla nostra esistenza e raccontarci a Lui, fosse anche la nostra delusione nei suoi confronti: Lui l’ascolta.
Solo dopo che Lui ha ascoltato inizia a parlare di sé alla luce della Scrittura, rendendola comprensibile e spiegando ogni cosa.
Ecco che mentre parla inizia a scongelarsi il cuore e sentono un fuoco dentro perché la sua Parola fa qualcosa dentro di loro; in questa nostra Pasqua, tra tutte le parole ascoltate ce n’è una che scongela il nostro cuore? Dove sta la Parola sua che ci raggiunge in questa Pasqua?

I due di Emmaus possono ascoltarlo solo perché sono stati ascoltati da Lui e gli hanno parlato.
Lui però rispetta la nostra libertà: fa come se dovesse proseguire; ad un certo punto i due viandanti devono dire: “Resta con noi!”, poiché non impone la sua presenza ma l’attende da noi; questo non è scontato e prova ne è il fatto che devono insistere, non perché non abbia piacere di stare con noi, ma perché sia chiaro a noi per primi che desideriamo la sua presenza.

È per convincere noi del bisogno di Lui; lì nel buio delle nostre esistenze.

Chiediamoci: “Dov’è il nostro buio che ha bisogno di essere illuminato da Lui?”.

Mons. Viola ha fissato quindi l’ultima immagine: spezza il pane e quindi se ne va. Ma non poteva restare ad ammaestrali? Invece si sottrae al loro sguardo. L’istante della riconoscenza è l’istante della sparizione.
In questo momento avviene, infatti, il culmine della sua presenza: il pane spezzato. Questa sospensione dell’apparizione non è una diminuzione o una sparizione; in realtà è una sovrabbondanza di Lui: si manifesta come pane da mangiare.
Suggestivo il passaggio finale: si chiede Mons. Viola: “Che ne avranno fatto di quel pane? L’avranno portato a Gerusalemme? La prima processione del Corpus Domini è questa: da Emmaus a Gerusalemme, verso la comunità riunita per portare a loro il pane della Presenza del suo Corpo”.
Il pane spezzato diventa la consapevolezza che Lui è con loro e con la Chiesa sempre (più di un’apparizione) e i due discepoli raccontano proprio questa loro esperienza.
Terminata l’esposizione i presenti hanno potuto stare dentro questa Parola, nell’intenso momento di adorazione eucaristica nella cappella del piano superiore del seminario.
Verso le ore 12 sempre il Vescovo ha guidato la celebrazione solenne dell’Ora Sesta e ha impartito la benedizione eucaristica.
Un cordiale pranzo in comunione, nel refettorio ha chiuso la mattinata.

Il prossimo incontro si terrà venerdì 20 maggio presso la Residenza “Borgo di Castellania” a Castellania.

Per motivi organizzativi (numero di coperti per il pranzo) si chiede la bontà di comunicare la partecipazione alla Segreteria Vescovile (don Paolo Padrini).

Claudio Baldi

Data: 27/04/2016



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