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Notizie - Gli insegnanti di Religione hanno incontrato il Vescovo

Insieme per condividere e per ascoltare

1/donLucaGhiacci.JPGTORTONA - Salone del seminario gremito nel pomeriggio di venerdì.
C’è aria di famiglia… è così difficile per un docente di religione di Stradella incontrare quelli di Novi o di Casella o della Val d’Orba; oggi si può.
Oggi ci incontriamo, insieme per un evento tanto atteso, per condividere le nostre esperienze e soprattutto per ascoltare.
Ci siamo riuniti, oggi, per ascoltare il Vescovo: “Ne abbiamo bisogno” si sente da più voci…

Sì, dopo tanti incontri sulle strettoie della legislazione, dopo esserci confrontati sull’opera delicata ma entusiasmante della valutazione, ora abbiamo bisogno di una parola spirituale che chiediamo direttamente al Pastore.

Parola saggia e pacata quella di Monsignor Vittorio che prende le mosse dall’esperienza dei due di Emmaus, di quel loro camminare tristi con Cristo al fianco che li ammaestra, esperienza filtrata dalla lettura che ne fa José Miguel Ibáñez Langlois, il poeta della Passione che tante volte ha fatto risuonare la sua voce in cattedrale durante le catechesi quaresimali.

C’è un mistero in questo Cristo che si affianca ai due viandanti, Cleopa e l’altro di cui non si sa il nome (forse sono io…), un mistero che riguarda me, noi insegnanti.
Per questi due tristi alunni Gesù è un maestro che conduce a segno un intervento educativo decisivo! Senza di Lui i due rischiano di precipitare nella tristezza.
Il Signore utilizza un metodo preciso: è il metodo dell’Incarnazione… Lui risorto e glorioso non teme di nascondere la sua gloria – la sua identità persino – di indossare l’abito del viandante, di compromettersi con quel loro andare stanco, di farsi raccontare da loro – delusi – la sua vicenda terrena… Non teme il Signore di andare per gradi, di farsi desiderare, di spiegare tutto e solo alla fine farsi riconoscere nel gesto del pane spezzato.

Da questa esperienza deriva a noi docenti una lezione e un metodo soprattutto: anche noi per educare dobbiamo “comprometterci”, salire in cattedra dopo aver frequentato molto i banchi… Ci sono veli da togliere sugli occhi dei nostri ragazzi ma mai senza esserci coinvolti con la loro fatica di vedere…

Hanno molto da chiedere i nostri alunni e noi talvolta non ascoltiamo il loro esigere perché preoccupati di fornire troppe risposte.

Educare sì! Ma così: per contatto, per compromissione, per conoscenza diretta, con pazienza, dopo molto ascolto.

E cosa chiedere ancora a un IDR? Che sia un annunciatore, che sia un battistrada in questa Chiesa che se ne va in periferia, proprio lì nella scuola che spesso è una delle situazioni più periferiche; si chiede che un docente di religione sappia costruire ponti tra gli altri docenti che credono in Cri-sto e poi – che ne dite? – essere anche lui un pane che nutre solo se spezzato e condiviso?

La preghiera del Vespro sigilla tutte queste cose nel cuore. “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre…”.

Luca Ghiacci

Data: 11/05/2016



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