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Notizie - I giovani che hanno partecipato al Campo del Movimento Studenti di Azione Cattolica raccontano la loro esperienza

“I rifugiati sono diventati nostri amici”

1/msac1.jpgCRISSOLO - Dopo essermi sentita dire “voi siete tutto quello che mi resta, siete la mia famiglia, non riesco più a restare indifferente, sono tornata a casa con la voglia di stare insieme a loro ogni minuto che ho di tempo libero, perché le loro storie, i loro sorrisi e la loro voglia di imparare è diventata tutto ciò di cui ho bisogno”.

Forse il modo migliore per iniziare a raccontare quello che abbiamo vissuto al Campo del Movimento Studenti di Azione Cattolica dal 1° al 5 settembre a Crissolo, in provincia di Cuneo, dove si trova la sorgente del Po, è proprio questa frase di Magda, studentessa di 14 anni, che dopo cinque giorni di condivisione con un gruppo di ragazzi rifugiati, ha capito cosa vuol dire essere fratelli, nonostante il colore della pelle e un passato diverso, ma con gli stessi sogni e gli stessi interessi.

Linda, studentessa di 18 anni, sente di non poter restare in disparte: “Hanno tanta voglia di imparare, di essere ascoltati e considerati. Aiutarli a imparare l’italiano, a leggere, a scrivere, è il minimo, rispetto a quello che loro hanno insegnato a noi attraverso le loro storie, i loro occhi sinceri e i loro sorrisi più veri”.

Andrea, studente di 18 anni, al campo ha scoperto il valore dell’incontro di realtà molto diverse e la possibilità di esprimersi con linguaggi alternativi e racconta della condivisione quotidiana: “Abbiamo condiviso tante cose... anche la bellezza del paesaggio ad alta quota”.

Lisa, studentessa di 17 anni, è rimasta stupita dal campo: “Pensavo di essere io a fare qualcosa per questi ragazzi, invece sono stati loro con le loro storie e i loro sorrisi a regalare a me una gioia indescrivibile”.

Per Matilde, studentessa di 16 anni, è stata un’esperienza unica e indimenticabile che ripeterà sicuramente l’anno prossimo.

Matteo, studente di 18 anni: “Spesso, forse troppo spesso, siamo così presi dalle mille attività della nostra vita, che ci dimentichiamo della bellezza delle cose semplici. La bellezza di un sorriso di chi sta prendendo una piccola parte di te, ma ti sta donando tutto se stesso: la sua storia, le sue difficoltà, le sue paure e i suoi progetti. La bellezza dello stare assieme e riscoprirci persone uguali, ed egualmente creare per amare”.

Davide, studente di 19 anni: “È importante nella vita sentirsi a casa e l’Azione Cattolica l’ha fatto bene in questi anni. Chiediamolo agli anziani costretti nelle case di riposo, chiediamolo ai terremotati, ai barboni, a chi soffre, chiediamolo ai migranti: cosa vuol dire sentirsi a casa? Vuol dire alzarsi il mattino e non avere le immagini della propria famiglia uccisa, delle violenze, del viaggio disumano. Significa respirare la propria libertà ritrovata, pensare, progettare un futuro, equivale a sommare sogni e fantasie a figure già riviste e purtroppo vissute. È fondamentale conoscere per capire, per accettare. Vive l’uomo, viviamo noi, ‘nelle nostre tiepide case’, senza accorgerci dell’immensa fortuna che abbiamo: non classifichiamola in beni materiali, d’accordo è molto, ma non è quella la differenza.

No, noi non possiamo capire quanto sia logorante il pensiero di poter essere respinto, non accettato, e che da un giorno all’altro perdi quel poco che avevi: un letto, un pasto, dei compagni, una possibilità.

Noi, noi del superficiale buonismo e dell’ignorante razzismo, comprendiamo fino in fondo questo dramma? Temere di essere rimandati in un paese dove rischi la morte o il carcere a vita? Davvero ci assumeremmo tale responsabilità dopo averli conosciuti?

Li ho visti diversi, ognuno con la sua storia, molti con le stesse paure, tutti con lo stesso desiderio di ringraziamento.

Qualcuno sta ridando dignità e senso a un uomo, non dimentichiamolo.

Non è pensabile perderli nell’oblio, migranti per tutti, uomini per chi li ha conosciuti, col loro carattere, col loro modo di fare.

Le loro risa, la volontà di imparare l’italiano, leggere, studiare fin oltre mezzanotte, le battute, una serenità abbozzata, velata inconsapevolmente dal peso del passato.

Grazie Moctar, il tuo umile acume tanto mi ha insegnato.

Grazie Soulei, grazie Alaji, ho visto in voi la determinazione di chi grida che è anche lui un uomo.

Grazie Hope, per il nome che ti sei scelto, perché il tuo desiderio di gioia mi ha ricordato che per questo siamo nati, che siamo fanciulli solitari nel vasto mondo della vita.

Grazie a tutti gli altri, ai sorrisi, alle parole non dette, a quelle drammaticamente esplicite.

Grazie ai ragazzi italiani con cui ho passato questi giorni, perché il mondo non è finito fuori dalla loro camera”.

Massoud, un rifugiato politico libanese, racconta così questo breve campo: “I giovani, entusiasti e svegli ragazzi europei discutono e immaginano il futuro dell’Europa con un gran numero di migranti che arrivano ogni giorno. Loro hanno mostrato un grande amore, una grande comprensione e hanno comunicato il loro interesse liberamente e onestamente, io credo che loro siano il futuro gio-ioso dell’Europa”.

Dopo cinque giorni di condivisione, dopo aver cucinato insieme piatti italiani e piatti africani, dopo aver cantato e ballato insieme, dopo averli abbracciati come si abbraccia un fratello, dopo aver giocato a calcio con loro e dopo aver ascoltato le loro storie, credo che ognuno di noi sia tornato a casa con qualcosa in più, con la consapevolezza che noi studenti, noi ragazzi di Azione Cattolica, possiamo fare tanto per loro e loro faranno tanto per noi.
Ognuno di noi è tornato da questo campo con tanti amici in più, non importa se nigeriani, italiani o pakistani, semplicemente amici senza distinzione tra musulmani, atei, cristiani e convinti che la diversità del colore della pelle deve essere considerata alla pari del colore degli occhi.

Matteo Limoncini - segretario Msac

Data: 15/09/2016



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