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Notizie - S. Versiglia viveva la Pasqua di Gesù
S. Versiglia viveva la Pasqua di Gesù

L’anniversario del martirio ricordato domenica in Collegiata a Novi Ligure

NOVI LIGURE - Domenica 26 febbraio alle ore 17.00 nella ricorrenza del martirio di San Luigi Versiglia, Santo diocesano originario di Oliva Gessi, in Oltrepò pavese, il Vescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica presso l’Insigne Collegiata di Novi Ligure, insieme a numerosi presbiteri.

La statua del Santo è partita dall’antistante palazzo comunale ed è stata trasferita nella chiesa.

La celebrazione, organizzata dall’Ufficio Missionario diocesano, ha avuto inizio con il ringraziamento per Mons. Viola e per i presenti, in particolare per le autorità civili e per i concittadini di San Luigi, da parte di don Livio Vercesi, ringraziamenti ai quali Sua Eccellenza si è sentitamente unito.

Nel commento al Vangelo (Mt. 6, 24-34) Mons. Viola ha voluto sottolineare che la Parola del Risorto ci ricorda che non è possibile avere il cuore diviso, che serve due padroni, perché si finirà per preferire l’uno o l’altro.

Il cuore dell’uomo desidera una pienezza d’amore: come può farlo frantumato al servizio di molti idoli?

Citando Papa Francesco, ha ribadito come oggi ci sia “una nuova idolatria del denaro, che non ci permette di vedere il fratello e da tale idolatria nasce un’economia senza volto, che non guarda in faccia la persona”.

La Scrittura formula il ripetuto invito a non preoccuparsi: questo non è un invito alla passività o alla pigrizia, a non lavorare o a non essere previdenti, ma il Signore, che ci vuole liberi e felici, ci indica che la medicina per curare la nostra ansia è fidarci di lui, credere che, di là dal nostro giusto impegno, siamo nelle sue mani e lui ci donerà, se ci abbandoniamo, tutto quanto ci è necessario per vivere.

Dio Padre nutre per tutte le sue creature un grande amore e provvede sempre a ognuna di esse “invitandoci – ha continuato Mons. Viola – a vivere il presente con la piena fiducia nella sua Provvidenza proprio come ha fatto San Luigi, partito all’inizio del ’900 per la Cina, con la certezza che la sua vita era nelle mani di Dio, con il cuore pieno di amore per il Padre”.

“L’amore nel cuore del Santo era unico, totale, coinvolgente, più forte del legame con la propria esistenza, pieno di desiderio di vivere con pienezza ciò che annunciava: la Pasqua di Gesù”.

I martiri di quel giorno, San Luigi Versiglia e don Callisto Caravario, si fidarono in modo così profondo della Provvidenza divina che persino uno degli esecutori dell’omicidio, al ritorno dal fatto, avrebbe detto: “Sono cose inspiegabili, ne abbiamo visti tanti… tutti temono la morte. Questi due invece sono morti contenti…”.

Era il 25 febbraio 1930, una data entrata nella storia.

“Che il Signore ci dia il cuore indiviso, – ha concluso il Vescovo – che possa sbaragliare tutti gli idoli che insistentemente cercano di impossessarsi del nostro cuore rendendoci schiavi, mettendoci nell’animo la piena fiducia in lui e l’abbandono che ci permette di affrontare la vita con gioia profonda anche nei momenti di prova e con la pace interiore che viene solo da lui”.

Cristina Bertin

Data: 01/03/2017



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