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Notizie - Il 13 ottobre a Genova il convegno organizzato dalla Conferenza Episcopale Ligure

“Ero straniero e mi avete accolto”: il dramma dei migranti

1/convegno genova.jpgGENOVA - Nel pomeriggio di venerdì 13 ottobre, al Galata Museo del Mare, la Conferenza Episcopale Ligure ha organizzato il convegno sul tema dell’accoglienza degli immigrati, dal titolo “Ero straniero e mi avete accolto”.
La Diocesi tortonese ha partecipato con una nutrita rappresentanza guidata dal vescovo, Mons. Viola, che è anche delegato per la Commissione Missionaria della Regione Ecclesiastica Ligure, e accompagnata dal vicario generale mons. Mario Bonati, dal direttore della Caritas diocesana don Michele Chiapuzzi e dal parroco della cattedrale don Claudio Baldi.
Erano presenti anche alcuni migranti ospiti presso Villa Pedevilla a Tortona.

Il tema, ispirato alle parole del Vangelo di Matteo, è stato declinato in modo attento e puntuale, focalizzando l’attenzione sull’importanza di “conoscere per accogliere e annunciare”.
Ai lavori hanno preso parte, insieme all’arcivescovo di Genova Card. Angelo Bagnasco, il vescovo ausiliare Mons. Nicolò Anselmi e il vicario generale di Genova mons. Marco Doldi e i vescovi di SavonaNoli, Mons. Calogero Marino, e di La Spezia, Mons. Luigi Ernesto Palletti.

Ha preso la parola per primo padre Fabio Baggio, sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale del Vaticano.
Padre Baggio ha centrato la sua riflessione sul tema “Migranti e rifugiati: segno dei tempi”, un’espressione più volte usata negli ultimi anni da diversi pontefici per mettere in evidenza l’attualità del problema che non si può risolvere in modo veloce e definitivo, ma che deve essere approfondito con molta cura.
Ha sottolineato le parole profetiche che aveva usato papa Giovanni Paolo II e l’atteggiamento di Benedetto XVI, prima di arrivare a citare più passaggi dei recenti discorsi di papa Francesco, molto attento e critico sul problema dell’accoglienza e delle migrazioni.
Ha poi citato il suo messaggio per la 102^ Giornata mondiale del migrante e rifugiato, in cui si legge: “La Chiesa affianca tutti coloro che si sforzano per difendere il diritto di ciascuno a vivere con dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del Paese d’origine” e il Vademecum, approvato dalla CEI, contenente una serie di indicazioni pratiche per le Diocesi italiane, circa l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia e per la solidarietà con i paesi di provenienza dei migranti.
In conclusione ha dato spazio al documento dal titolo “Migranti, segno di Dio che parla alla Chiesa”, sottoscritto dai vescovi liguri, il quale intende offrire alle comunità cristiane uno spunto di riflessione sul fenomeno dell’immigrazione, come un segno di Dio che parla alla sua Chiesa e che si articola in 33 punti, suddivisi in quattro paragrafi.

Dopo il suo intervento, la parola è passata al moderatore, il giornalista Tarcisio Mazzeo, caporedattore TGR Rai Liguria, che ha proseguito presentando all’uditorio quattro testimonianze concrete di accoglienza realizzate nel territorio ligure.
La prima è stata quella di Ventimiglia, terra di confine, dove don Rito Alvarez ha cominciato a ospitare i migranti nelle strutture parrocchiali di Sant’Antonio alle Gianchette, arrivando persino ad aprire le porte della chiesa nei casi di afflusso più grande.
Poi è stata la volta di Claudio Bagnasco che ha illustrato, anche attraverso un toccante filmato, cosa sono e come funzionano i “corridoi umanitari” promossi da Comunità di Sant’Egidio, Federazione chiese evangeliche e Tavola delle chiese valdesi.
La terza testimonianza è stata quella di Eleonora Raimondo della Caritas di Savona-Noli che ha spiegato il progetto “Rifugiato a casa mia”, un’iniziativa che è stata capace di stimolare numerose famiglie e parrocchie ad accogliere i rifugiati fra le proprie mura.
Don Giacomo Martino della Fondazione Migrantes di Genova, per ultimo, ha raccontato, anche lui con immagini, l’attività del Campus di Coronata, che sorge nell’ex omonimo ospedale, dove ai migranti si fa formazione professionale, attraverso l’insegnamento di vari mestieri e si trasmettono le basi della cultura italiana.
Con don Martino è intervenuto anche l’ivoriano Mamadou Kulibaly, che ha ringraziato il progetto “Coronata” che gli ha “dato l’opportunità di imparare l’italiano e il mestiere di muratore”.
Il convegno è poi proseguito con l’intervento di Luigino Bruni, docente di Economia politica presso l’Università LUMSA, il quale ha posto l’attenzione su una lettura nuova della parabola del samaritano, come di colui che è capace di uscire da se stesso per aiutare l’altro che è straniero e in difficoltà.
La condizione di bisogno, infatti, avvicina gli uomini anche lontani dal punto di vista geografico. Solo dando dignità lavorativa a chi arriva si può fare davvero accoglienza e creare legami duraturi.

Al Card. Bagnasco sono spettate le conclusioni del convegno.
Dopo i saluti al Prefetto e al Questore di Genova, il presule, rifacendosi all’analisi di Bruni, ha sottolineato l’urgenza di considerare i migranti non come un problema, ma come “persone” e come “una grazia che il Signore ci fa in questo momento e che ci interpella nella nostra responsabilità con intelligenza e con realismo”.
L’arcivescovo ha quindi ricordato che quello dei migranti è un fenomeno che “riguarda l’Europa intera” e che, attraverso questo fenomeno, “il Signore ci invita a vivere il vangelo, che vuol dire accogliere chi ha bisogno nella legalità, nell’ordine e nella sicurezza”.
“Il secolarismo – ha concluso – che è il peggior totalitarismo di cui è intrisa la società odierna, non deve mai farci dimenticare la logica dell’accoglienza che è quella del Vangelo” e la necessità di integrare il più possibile le persone che fuggono disperate da situazioni difficili superando le paure e i dubbi iniziali verso chi è diverso da noi.

I migranti e la loro accoglienza saranno argomento di approfondimento nei prossimi mesi in ogni diocesi della Regione ecclesiastica ligure e motivo di preghiera e di impegno costante come comunità di credenti.

Daniela Catalano

Data: 19/10/2017



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