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Notizie - I temi della Lettera pastorale

La parola al centro della Lettera pastorale 2018-2019 è: “progetto”.
E attorno a questo tema il vescovo continua la sua riflessione sul cammino che la Chiesa di Tortona ha intrapreso coltivando “il sogno di una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa”.
La Lettera, quindi, va letta come il IV capitolo di un unico testo che Mons. Viola ha iniziato a scrivere con il suo arrivo in Diocesi. L’orizzonte è sempre la quotidiana riscoperta “della gioia dell’annuncio del Vangelo”.
Il fondamento della nostra speranza ci viene dalla sacra Scrittura, in particolare dalla prima lettera di San Pietro Apostolo (2,1-10): “Allontanate dunque ogni genere di cattiveria e di frode, ipocrisie, gelosie e ogni maldicenza. Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, se davvero avete gustato che buono è il Signore. Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale”.
“Il brano che vogliamo insieme ascoltare – dice il vescovo – si apre con un invito alla conversione come conseguenza e risposta all’aver gustato come è buono il Signore. Segue, poi, la descrizione dell’identità della Chiesa con immagini molto ricche, rafforzate da citazioni della Scrittura: pietre vive per un edificio spirituale, sacerdozio santo, stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato”. La Parola impone uno sguardo interiore per riconoscere cosa c’è di negativo dentro di noi e abbandonarlo per sempre.

“I vizi che l’Apostolo ci invita ad abbandonare hanno tutti a che fare con la vita interna alla comunità: – tuona Mons. Viola – ogni genere di cattiveria e di frode, ipocrisie, gelosie e ogni maldicenza.
Dalla soddisfazione di far penare il fratello (la cattiveria) e dalla falsità della menzogna (la frode) derivano i rapporti malati all’interno della comunità: il nascondersi dietro innumerevoli maschere (le ipocrisie); il non saper gioire; il rattristarci per il bene altrui (le gelosie); il mormorare, tanto più se amplificato dai social network e il giudicare senza possibilità di appello (le maldicenze).
Tutto questo avvelena l’aria che respiriamo in comunità e, quasi senza accorgercene, ci intossica. Dobbiamo senza indugio, con determinazione – ma anche, vorrei dire, con una certa severità verso noi stessi – deciderci di deporre questi abiti sporchi che impestano le nostre relazioni”.

Dopo aver capito quali benefici vengano dalla capacità di sentirci in unione con Cristo, solido fondamento dell’edificio della Chiesa, ecco che possiamo continuare il nostro cammino tenendo ben presente la direzione comune e alcuni punti di non ritorno che sono il presupposto necessario per rendere efficace ogni iniziativa pastorale: l’incontro personale con Cristo vivo, nella Parola, nei Sacramenti e nei poveri; la celebrazione dell’Eucaristia; la comunione come dono; lo sforzo di concretizzare nel territorio una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione; la ricerca dell’unità dell’azione pastorale dei nostri vicariati (i laici sono chiamati a vivere in pienezza la loro vocazione battesimale passando da collaboratori a corresponsabili); il coinvolgimento di tutti nella pastorale d’insieme.

Ci sono poi alcuni importanti obiettivi che il vescovo indica per continuare il nostro cammino.
Ogni Vicariato è invitato a proporre una riorganizzazione del proprio territorio in comunità pastorali.

La conoscenza del territorio permette una seconda azione: individuare i bisogni cercando di ampliare lo sguardo oltre i confini della singola parrocchia alla dimensione della comunità pastorale.
La conversione pastorale richiede che i ministri e i fedeli laici si formino per corrispondere alla necessità di una rinnovata azione pastorale.
L’attenzione al tema della formazione è vitale per lo sviluppo delle comunità pastorali. Per tutte le comunità nelle quali non risiede un presbitero o un diacono si individui una o più figure di laici, uomini o donne, con il compito di “referente di comunità”.

Sono punti nodali che richiederebbero una spiegazione più ampia e per i quali rimandiamo alla lettura integrale della Lettera.
Il vescovo, davanti ai fedeli in cattedrale, ci ha dato però una sintesi significativa dei vari passi.
“In quest’anno – ha concluso – mi aspetto che le tematiche degli obiettivi proposti siano prese in seria considerazione, diventino oggetto della nostra preghiera e della nostra riflessione, facendoci crescere come un edificio spirituale di pietre vive, ben fondati su Cristo, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa”.

Matteo Colombo

Data: 25/09/2018



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