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Sirene e campane

La frequenza sonora delle sirene delle ambulanze è particolare: viene captata dal cuore molto più chiaramente che dall’orecchio.
È un suono che riesce a farsi sentire sempre, indipendentemente dal volume.
A volte rimbomba nelle nostre vie ed entra con prepotenza dentro le nostre case.
Altre volte è più lontano e tenue, ma riesce ugualmente a trovare un canale per farsi avvertire in modo nitido.
Sia che ci faccia correre alla finestra quando si interrompe bruscamente vicino a noi, sia che si perda tra le parole dei telegiornali perenni che in questi giorni intasano le nostre abitazioni e i nostri pensieri, è sempre un suono a cui non ci si abitua, anche se di questi tempi – e speriamo sempre meno – si è fatto sentire con insistenza.

Ma c’è un altro suono che si muove sulla frequenza del cuore: è quello delle campane.

Quando internet era qualcosa di assolutamente inimmaginabile, i rintocchi dei nostri campanili già sapevano “fare rete”, parlando a tutti, arrivando, appunto, al cuore di tutti, radunando l’assemblea liturgica, invitando la comunità alla gioia o al pianto.

So bene che è sempre più frequente una certa insofferenza verso il suono delle campane (la tolleranza invocata per tutto rischia spesso di essere molto selettiva), ma ho come la sensazione (ottimismo?) che, in questi giorni, tutti avvertiamo la nostalgia di quel suono.

Le sirene ci scuotono facendoci sentire la nostra fragilità, la presenza di un pericolo, la paura della sofferenza e della morte, nostra e, ancor più, delle persone che amiamo.
Le campane ci parlano di Dio, del suo amore per tutti, del suo desiderio di fare festa con noi, non certo nella ricerca di un effimero momento di alienazione dal presente, ma per poter vivere la nostra storia imparando a conoscere il senso anche della nostra fatica.
Ci parlano, in fondo, della Pasqua.

Quest’anno più che mai non possiamo ridurla ad un insieme di tradizioni che accompagnano l’arrivo della primavera.
La celebrazione della Pasqua è per noi un evento che accade qui e ora: ha a che fare con la nostra vita. Non possiamo essere “spettatori” della Pasqua, nemmeno nel doverci accontentare di vedere le celebrazioni trasmesse in streaming (a proposito: occhio alla tentazione dello “zapping liturgico”, cerchiamo di vivere comunque l’appartenenza ad una comunità!).

La Pasqua offre a tutti noi la possibilità di “passare” (Pasqua, Pesah = passaggio) da morte a vita. Il Figlio di Dio ha voluto sulla croce fare sua la nostra morte per sconfiggerla con la sua obbedienza di amore al Padre.
È questa la notizia della quale siamo chiamati a riempire il mondo.

Nei giorni passati ho chiesto a tutti i parroci di continuare ad annunciare con il suono delle campane la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia, pur non potendo convocare l’assemblea.
Nella domenica di Pasqua chiedo che tutte le nostre Chiese suonino a distesa, a mezzogiorno, mentre ci uniamo alla preghiera del Regina coeli con il Santo Padre.

Giunga così a tutti il più sincero augurio per una santa Pasqua. Sulla croce il Signore ha raccolto tutta la nostra sofferenza, anche quella di questi giorni: la sua risurrezione è per noi il dono di quella pienezza di vita e di amore di cui abbiamo un desiderio infinito.

+Vittorio Viola

Cfr. "Il Popolo" del 9 Aprile 2020

Data: 11/04/2020



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