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Notizie - Il secondo incontro online di “Arte per la fede”

Nella “Vergine delle rocce” l’elogio della fecondità

1/Vergine-delle-Rocce.jpgTORTONA - Martedì 27 aprile, alle ore 21, sulla piattaforma “Zoom” si è svolto il secondo incontro del ciclo “Arte per la fede. Catechesi con l’arte nel tempo di Pasqua”, promosso dall’Ufficio Catechistico della Diocesi, a cura del gesuita padre Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria “San Fedele” di Milano.
La serata è iniziata con la preghiera del “Padre Nostro”, guidata da don Fabrizio Pessina, direttore dell’Ufficio.
Il relatore ha proposto una meditazione sul famoso dipinto di Leonardo da Vinci “La Vergine delle rocce” come elogio della fecondità.

La tela è sempre stata considerata un’opera tanto affascinante quanto di difficile lettura: moltissime, infatti, le sue interpretazioni.
Il gesuita, con precisione e puntualità, ha ripercorso la storia del dipinto, a partire dal contratto con cui fu commissionata l’opera “Nostra Dona con suo fiollo”, come fu definita, secondo il linguaggio rinascimentale.
«Del quadro – ha spiegato Dall’Asta – custodito al Louvre di Parigi, esiste anche una copia parzialmente autografata alla National Gallery di Londra che proviene dalla chiesa di San Francesco a Milano. Il titolo allude allo sfondo nel quale si vede un paesaggio fantastico costruito con caverne e speroni di roccia, che modula la luce in modo originale, creando riflessi e sfumati.
La Madonna avvolge con la mano destra la spalla di san Giovannino inginocchiato mentre Gesù Bambino accenna una benedizione nei confronti del cugino.

L’angelo dipinto dietro al Bambino osserva lo spettatore e sorride indicando il Battista. Sopra la mano dell’angelo si dispone quella di Maria, aperta in atto di proteggere il capo di Gesù».
Il relatore ha posto a confronto dipinti di altri autori (Filippo Lippi e Piero della Francesca) per descrivere meticolosamente quello leonardesco, esaminando sfondo, ambientazione e postura dei personaggi ritratti e mettendo in risalto la simbologia di ogni elemento.

Ha fatto cenno alle interpretazioni che vorrebbero che il quadro rappresenti il racconto tratto dai vangeli apocrifi o da altri testi che narrano l’incontro tra Gesù e il Battista, durante il ritorno dalla fuga in Egitto o l’episodio della visitazione.

Si è soffermato sul dettaglio della mano dell’angelo che indica il grembo di Maria. «Lo stesso sguardo della Vergine – ha detto – è orientato verso il suo grembo, vera grotta della redenzione e il vero centro generatore dello spazio».

Dall’Asta, con profonda conoscenza, ha guidato i partecipanti nella contemplazione del grembo verginale di Maria, luogo dell’incarnazione del Salvatore e della fecondità della Madre celeste.

Cristina Bertin

Data: 30/04/2021



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