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Notizie - Riflessione pasquale di mercoledì 12 maggio

«Rimanere nel Signore significa diffondere il suo amore»

TORTONA - La sesta Catechesi Pasquale di mercoledì 12 maggio è stata finalizzata alla comprensione dei versetti del vangelo di Giovanni proposti nella liturgia di domenica 9 maggio.

Il brano è il proseguimento del discorso dell’ultima cena, prima della passione, nel quale Gesù, dopo aver presentato se stesso come la “vera vite” (vangelo di domenica 2 maggio), esorta i suoi a “rimanere” in lui.

«Il verbo rimanere – come ha sottolineato, il vescovo rivolgendosi ai presenti in cattedrale e ai numerosi collegati in streaming sui siti della diocesi, di Radio PNR e del settimanale Il Popolo – segna torna con insistenza e ha una sottolineatura di reciprocità.

La condizione necessaria per portare frutto, infatti, è quella di rimanere uniti a lui.
Solo così la comunità può chiedere quello che vuole e ottenerlo. Perché se le sue parole sono vive dentro di noi e diventano criterio, luce e sapienza la comunità non ha altra volontà rispetto alla sua e in questa intima unione sperimenta un’invocazione che ottiene ciò che chiede».

Rimanere in lui porta come frutto l’amore. «Lo stesso amore eterno che il Padre ha per il Figlio nel cuore della S.S. Trinità, – ha proseguito padre Vittorio – attraverso il verbo incarnato raggiunge noi.

Gesù è venuto ad amarci come lo ama il Padre».

Ed è venuto «quando ancora eravamo nel peccato come forza per poter cambiare vita».
Il contenuto di questo amore consiste «nel dare la vita per i propri amici, proprio come ha fatto Gesù in croce, in un gesto di abbandono fiducioso».

Il comandamento che il Signore da è quello di «amarsi come lui ci ha amati che significa uscire da se stessi per andare verso l’altro.

In questo si avverte tutta la novità della sua Parola. Vuol dire passare dall’egocentrismo, che è una malattia dilagante e devastante, alla donazione».
La Chiesa è chiamata a «riempire il mondo dell’amore di Cristo e a diffondere così il suo regno». E gli uomini, «nati per la comunione», devono «custodire l’unità che è frutto della redenzione, disporsi in un atteggiamento continuo di conversione e servire, sporcandosi le mani nel donare se stessi agli altri».

Daniela Catalano

Data: 21/05/2021



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