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Notizie - Torna il Monastero Invisibile

Con il mese di ottobre ritornano le proposte del Monastero Invisibile, un gruppo di uomini e donne (laici, consacrati e sacerdoti) che decisono di dedicare un po' del loro tempo alla preghiera per le Vocazioni. 

A partire da questo mese la preghiera sarà caratterizzata da esempi di vocazione nella scrittura, in comunione con il cammino di scuola della Parola, organizzato dalla Pastorale Giovanile.

Di seguito il testo della preghiera del mese di ottobre 2021.

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Diocesi di Tortona

Monastero invisibile

Preghiera mensile per le vocazioni

 Ottobre 2021

 

 

ABRAMO

Esci dalla tua terra e va’ nel paese che io ti indicherò

Ad iniziare da questo mese verranno proposti per la preghiera alcuni figure di “chiamati”. Il primo che incontriamo è Abramo “padre nella fede” per antonomasia (cfr. Rm 4; Gal 3, 6-9; Eb 11, 8-19), e modello di coloro che, fidandosi di Dio e sperando contro ogni speranza, hanno realizzato la sua volontà.

I.         Invocazione Trinitaria  

 

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo:

in Abramo ha benedetto tutte le famiglie della terra.

Benediciamo il Signore, a Lui onore e gloria nei secoli.

 

Benedetto Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo:

Abramo ne vide il giorno ed esulto nella speranza.

Benediciamo il Signore, a Lui onore e gloria nei secoli.

 

Benedetto lo Spirito Santo, ospite dolce dell’anima,

che misteriosamente si è rivelato con il padre e il Verbo ad Abramo.

Benediciamo il Signore, a Lui onore e gloria nei secoli.

 

Dio misericordioso,

in Abramo ci hai dato il padre dei credenti

e hai voluto che nella sua discendenza

fossero benedette tutte le genti della terra:

guarda al tuo popolo,

fa’ che possa custodire l’alleanza,

promessa ad Abramo e alla sua discendenza

e portata a pienezza nella rivelazione di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

 

Preghiamo alcuni istanti in silenzio e concludiamo con la seguente orazione:

 

Dio di bontà e di misericordia,

che ci chiedi di collaborare alla tua opera di salvezza

manda numerosi e santi operai per la tua vigna,

perché alla tua Chiesa non manchino mai annunciatori coraggiosi del Vangelo,

sacerdoti che ti offrano, anche con la vita, il sacrificio dell’Eucaristia

e che come segni splendenti di Cristo buon pastore,

guidino il tuo popolo sulle strade della carità.

Manda il tuo Spirito Santo a rinfrancare il cuore dei giovani, perché abbiano

il coraggio di dirti sì quando li chiami al servizio dei fratelli,

la perseveranza nel seguire Gesù anche sulla via della croce

e la gioia grande di essere nel mondo testimoni del tuo amore.

O Maria, Madre dei sacerdoti, dona a tutti i membri della nostra Chiesa

la tua stessa fedeltà per testimoniare a tutti

la gioia che nasce dall’incontro con Cristo

che vive e regna nei secoli in eterno. Amen.

II.        In ascolto della Parola

 

1. Dal libro della Genesi                                                                                                                                                                          12, 1-8

 

  1. Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al Signore e invocò il nome del Signore. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Restiamo alcuni istanti in silenzio

 

2. Dal libro della Genesi                                                                                                                                                                          22, 1-18

 

Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme. Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutt'e due insieme; 9 così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio». Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo: «Il Signore provvede», perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore provvede». Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce». Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Restiamo alcuni istanti in silenzio e rispondiamo alla Parola con la preghiera responsioriale tratta dalla lettera agli Ebrei (11,8-10. 11-12. 17-18).

 

Noi ti invochiamo, unico Dio!

 

Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Rit.

 

Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Rit.

 

 Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Rit.

 

Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Rit.

 

Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Rit.

 

Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio. Rit.

 

Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo. Rit.

 

3. Dal Vangelo secondo Giovanni                                                                                                                                             8,51- 58

 

In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: «Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno». Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: «È nostro Dio!», e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». 57Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.

 


III. Riflessione

 

L’autore della Lettera agli Ebrei fa qui riferimento alla chiamata di Abramo, narrata nel Libro della Genesi. Che cosa chiede Dio a questo patriarca? Gli chiede di partire abbandonando la propria terra per andare verso il paese che gli mostrerà, «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò» (Gen 12,1). Come avremmo risposto noi a un invito simile? Si tratta, infatti, di una partenza al buio, senza sapere dove Dio lo condurrà; è un cammino che chiede un’obbedienza e una fiducia radicali, a cui solo la fede consente di accedere. Ma il buio dell’ignoto – dove Abramo deve andare – è rischiarato dalla luce di una promessa; Dio aggiunge al comando una parola rassicurante che apre davanti ad Abramo un futuro di vita in pienezza: «Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome… e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,2.3). La fede conduce Abramo a percorrere un cammino paradossale. Egli sarà benedetto ma senza i segni visibili della benedizione: riceve la promessa di diventare grande popolo, ma con una vita segnata dalla sterilità della moglie Sara; viene condotto in una nuova patria ma vi dovrà vivere come straniero; e l’unico possesso della terra che gli sarà consentito sarà quello di un pezzo di terreno per seppellirvi Sara (cfr Gen 23,1-20). Abramo è benedetto perché, nella fede, sa discernere la benedizione divina andando al di là delle apparenze, confidando nella presenza di Dio anche quando le sue vie gli appaiono misteriose. Che cosa significa questo per noi? Quando affermiamo: “Io credo in Dio”, diciamo come Abramo: “Mi fido di Te; mi affido a Te, Signore”, ma non come a Qualcuno a cui ricorrere solo nei momenti di difficoltà o a cui dedicare qualche momento della giornata o della settimana. Dire “Io credo in Dio” significa fondare su di Lui la mia vita, lasciare che la sua Parola la orienti ogni giorno, nelle scelte concrete, senza paura di perdere qualcosa di me stesso.  Abramo, il credente, ci insegna la fede; e, da straniero sulla terra, ci indica la vera patria. La fede ci rende pellegrini sulla terra, inseriti nel mondo e nella storia, ma in cammino verso la patria celeste. Credere in Dio ci rende dunque portatori di valori che spesso non coincidono con la moda e l’opinione del momento, ci chiede di adottare criteri e assumere comportamenti che non appartengono al comune modo di pensare.  Affermare “Io credo in Dio” ci spinge, allora, a partire, ad uscire continuamente da noi stessi, proprio come Abramo, per portare nella realtà quotidiana in cui viviamo la certezza che ci viene dalla fede: la certezza, cioè, della presenza di Dio nella storia, anche oggi; una presenza che porta vita e salvezza, e ci apre ad un futuro con Lui per una pienezza di vita che non conoscerà mai tramonto.  

Benedetto XVI, Catechesi all’Udienza generale, 23 gennaio 2013

IV. Invocazioni

 

Diciamo: Noi ti preghiamo!

 

1. Per fede Abramo obbedì alla tua parola che lo chiamava a lasciare la terra senza sapere dove andava: concedi ai giovani di ascoltare la tua voce, fidandosi di Te, preghiamo. Rit.

 

2. Per fede ti accolse nei tre uomini pellegrini, offrendo le primizie del suo lavoro: fa’ che sappiamo vedere la tua presenza in quanti incontriamo e a servirli con generosità, preghiamo. Rit.

 

3. Per fede, messo alla prova, offrì l’unico figlio, credendo nella tua potenza di far risorgere dai morti: fa’ che riconosciamo in Gesù crocifisso, il tuo dono di amore per il mondo, preghiamo. Rit.

 

4. Per fede esultò nella speranza di vedere il giorno del Messia, rallegrandosi per il compimento della promessa: concedi a noi tuoi figli, di trovare vera gioia nel seguire il Figlio tuo amato, preghiamo . Rit.  

 

IV.       Padre nostro

 

Dieci Ave Maria per la perseveranza dei nostri sacerdoti

 

V.        Preghiera finale

 

Ti chiediamo, Signore: “manda operai nella tua messe”.

Riconosci nella nostra preghiera,

l’espressione di un grande bisogno:

mentre diminuiscono i ministri del Vangelo,

aumentano gli spazi dov’è urgente la loro presenza.

Abbiamo bisogno di sacerdoti, Signore!

Dona, perciò, ai nostri giovani,

un animo docile e coraggioso perché accolgano il tuo invito.

Parla al loro cuore e chiamali per nome.

Siano, per tua grazia, sereni, liberi e forti;

soltanto legati a un amore unico, casto e fedele.

Siano apostoli appassionati del tuo Regno,

ribelli alla mediocrità, umili eroi dello Spirito.

Un’altra cosa ti chiediamo, Signore:

fa che non manchino coloro che, in tuo nome, si fanno voce della tua chiamata,

impegnandosi ad invitare, consigliare, accompagnare e guidare.

Siano le nostre parrocchie luoghi accoglienti della vocazione al ministero.

Conforta nel lavoro apostolico coloro che già vivono la tua chiamata,

il nostro Vescovo, i nostri Sacerdoti, i nostri Diaconi:

proteggili nelle ansie, custodiscili nelle solitudini, confermali nella fedeltà.

All’intercessione della tua Santa Madre,

affidiamo, o Gesù, la nostra preghiera.

Nascano, Signore, dalle nostre suppliche

le vocazioni di cui abbiamo tanto bisogno. Amen.

Data: 30/09/2021



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