Domenica, 25 Febbraio 2024
Diocesi di Tortona
Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Guido Marini
Vescovo

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LE LETTURE

PRIMA LETTURA (Sof 2,3; 3,12-13)
Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero.

Dal libro del profeta Sofonìa

Cercate il Signore
voi tutti, poveri della terra,
che eseguite i suoi ordini,
cercate la giustizia,
cercate l’umiltà;
forse potrete trovarvi al riparo
nel giorno dell’ira del Signore.
«Lascerò in mezzo a te
un popolo umile e povero».
Confiderà nel nome del Signore
il resto d’Israele.
Non commetteranno più iniquità
e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca
una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare
senza che alcuno li molesti.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 145)
Rit: Beati i poveri in spirito.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

SECONDA LETTURA (1Cor 1,26-31)
Dio ha scelto ciò che è debole per il mondo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

VANGELO (Mt 5,1-12)
Beati i poveri in spirito.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

LA BEATA

Beata Maria Bolognesi

1/maria bolognesi.jpgQuesta settimana conosciamo la vicenda umana di una “signorina vestita di nero” beatificata dieci anni fa, il 7 settembre 2013, a Rovigo. Maria Bolognesi, che la Chiesa ricorda il 30 gennaio, è stata anche la prima “polesana” a diventare beata. Nacque il 21 ottobre 1924 a Bosaro, nel Polesine, figlia illegittima di Amedeo Gozzati e di Giuseppa Samiolo e ricevette il cognome Bolognesi dal patrigno Giuseppe, poi sposato dalla madre.

A causa dell’estrema povertà della famiglia, Maria, che aveva sette fratelli, andò subito a lavorare nei campi e fu bracciante agricola per 26 anni.

Frequentò i primi due anni di elementari, ma non riuscì a passare in terza, per la necessità di lavorare e per la denutrizione. Fin da piccola, si consacrò totalmente al Signore e alla Madonna. La vita familiare fu molto difficile.
Il patrigno maltrattava sua mamma, che, nervosa e bestemmiatrice, picchiava i suoi figli. Maria fu allontanata e mandata ospite nella canonica di don Sante Magro per svolgere alcuni lavori domestici. Lavorò molto, non godette mai degli agi del benessere, soffrì di molti malanni, subì paurose tentazioni diaboliche, ma non si diede mai per vinta. In casa era il sostegno della famiglia, in campagna zappava, raccoglieva il frumento, le barbabietole, faceva la legna, tesseva la canapa e andava anche a pescare.

Imparò a confezionare vestiti e scarpe e realizzava pure piccole opere di muratura. Dopo che fu vittima di una possessione diabolica, non compresa da chi le stava accanto, cominciò a indossare una veste scura e lunga fino alle caviglie, motivo per cui molti ridevano di lei. Una sera del marzo 1948 subì anche una violenta aggressione. A partire dal 1943, per alcune ore al giorno, raccogliea intorno a sé alcuni bambini e, pur non avendo studiato, riuscì a fare la maestra d’asilo per i più poveri dei poveri. Iniziò anche a scrivere un diario, su esortazione del suo parroco.

Nonostante le tribolazioni, era sempre allegra e si divertiva a far ridere i bambini. Erano frequenti le sue visite ai malati e l’assistenza notturna ospedaliera e poi accoglieva denaro e generi di prima necessità per le famiglie indigenti. Ebbe doni mistici di cui furono informati i suoi padri spirituali. È stato raccontato che il Signore le of-frì una volta un anello di fidanzamento con cinque rubini, che altro non erano che le stigmate impresse nel suo corpo, che la univano alla passione di Cristo.

Morì d’infarto a Rovigo il 30 gennaio 1980. Le sue spoglie riposano nella chiesa parrocchiale di Bosaro. La sua causa di beatificazione fu avviata il 23 settembre 2004 dal vescovo di Padova dopo la guarigione di un bimbo di 2 anni avvenuta per sua intercessione nel 1994.

Daniela Catalano

Data: 29/01/2023



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