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Notizie - Mons. Catella apre gli incontri sul Vaticano II - La riflessione per sacerdoti e diaconi sulla "Sacrosantum Concilium"

TORTONA - Si è tenuto nella mattinata di giovedì 22 novembre, nel salone del Seminario in Tortona, il primo di una serie di incontri programmati per quest’anno pastorale sul Concilio Vaticano II nel cinquantesimo anniversario della sua apertura.

Era presente Mons. Alceste Catella, Vescovo di Casale Monferrato e Presidente della Commissione per la liturgia della Conferenza Episcopale Italiana.

Dopo la recita dell’Ora Terza Mons. Martino Canessa saluta i presenti e presenta il relatore, definendolo esperto in materia di liturgia; non poteva allora non essere a lui affidata la presentazione della prima Costituzione Dogmatica Sacrosantum Concilium, sulla Sacra Liturgia, approvata il 4 dicembre 1963, primo documento conciliare a vedere la luce.

Il Vescovo presenta il progetto di rileggere anche le altre tre fondamentali Costituzioni conciliari (Lumen Gentium, Gaudium et Spes, Dei Verbum) in una serie di incontri che verranno a suo tempo indicati.

È un modo per celebrare, a livello diocesano, questo importante avvenimento e portare così un piccolo contributo alla formazione personale per proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II.

Col passare degli anni, i documenti conciliari non hanno infatti perso di attualità; i loro insegnamenti si rivelano anzi particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove istanze della Chiesa per far risplendere la verità e la bellezza della fede nell’oggi del nostro tempo, “senza sacrificarla alle esigenze del presente né tenerla legata al passato”, come ha ricordato Benedetto XVI l’11 ottobre scorso nell’omelia di inaugurazione dell’anno della fede.

Per questo motivo si sono pensati questi incontri per ritornare, per così dire, alla lettura organica del Concilio – cioè ai suoi testi – per cercarne e assaporarne l’autentico spirito.

A questo proposito ritorna utile ricordare sempre la stessa omelia del Papa: “Il riferimento ai documenti mette al riparo dagli estremi di nostalgie anacronistiche e di corse in avanti, e consente di cogliere la novità nella continuità. Il Concilio non ha escogitato nulla di nuovo come materia di fede, né ha voluto sostituire quanto è antico.

Piuttosto si è preoccupato di far sì che la medesima fede continui ad essere vissuta nell’oggi, continui ad essere una fede viva in un mondo in cambiamento”. Proprio in questo spirito si muove Mons. Catella.

Una parola semplice e dotta nello stesso tempo, chiara e vivace, che ci fa ripercorrere il significato profondo del documento conciliare, aprendo molte piste di riflessione.

Un’idea è fondamentale: Sacrosantum Concilium non si pone solo come riforma che nasce improvvisa; essa raccoglie l’istanza di un cammino iniziato molto tempo prima nel movimento liturgico; esso portava nel suo interno un dinamismo non di rottura, ma di recupero di ciò che è essenziale nella preghiera liturgica, riportandola all’originale splendore.

Il nostro documento risponde ad una domanda ben precisa, già da tempo posta all’interno della Chiesa: prima di che cosa fare, un testo di liturgia deve cercare di comprendere che cos’è e cosa significa? Perché celebrare? Chi celebrare? E finalmente come celebrare.

Ed ecco così i primi numeri di Sacrosantum Concilium, letti e spiegati con passione da Mons. Catella. Ritornano i concetti chiave di mistero pasquale, di azione del sacerdozio di Cristo, di memoriale, di partecipazione attiva, di perpetuazione dell’opera della redenzione ogni volta che si compie il memoriale della morte e risurrezione del Signore.

Una sintesi ed una presentazione efficace che fa sorgere il desiderio davvero di rileggere il Concilio per sentire, nonostante le difficoltà del momento presente, la consolante vicinanza di Cristo che “è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche.

È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, «offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche.

È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza.

È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura.

È presente infine quando la Chiesa prega e loda…” (N. 7).

Sono le 11.30 quando, dopo un breve dibattito, Mons. Canessa con la recita dell’Angelus chiude l’interessante mattinata con un arrivederci.

Claudio Baldi

Data: 29/11/2012



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