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Notizie - 18-25 gennaio 2013: Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani
18-25 gennaio 2013: Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani

IL PUNTO SULL'ECUMENISMO  TRA SPERANZE E DELUSIONI 

Cinquant'anni fa il Concilio Vaticano II apriva le porte della Chiesa cattolica al Movimento ecumenico, nato in casa Protestante, nel 1910, prima guardato con sospetto e diffidenza.

Negli anni del Concilio e in quelli immediatamente successivi ('60 e '70) fiorirono rosee speranze.
L'unione delle Chiese sembrava quasi a portata di mano.
Ingenua aspettativa di risultati e ottimismo improvvido, nel giro di qualche decennio, si sono trasformati in delusione.
Al di là delle belle maniere ritrovate, le divisioni tra le varie Chiese cristiane hanno confermato la loro estrema gravità.

CRISI

L'Ecumenismo è in crisi. Inutile nasconderlo. Ogni Chiesa è rimasta sulle sue posizioni, ciascuna preoccupata, anzitutto, di non tradire quelle che ritiene verità e valori non negoziabili.
Il Movimento sembra aver perso la sua base sociale ed essersi ridotto a piccoli gruppi di 'iniziati', attenti all'elaborazione di protocolli ufficiali, che non interessano nessuno. All'indifferenza, si sono aggiunte due correnti di pensiero, opposte e rovinose.

Alcuni si sono convinti che le differenze tradizionali tra Cattolici, Ortodossi e Protestanti, siano irrilevanti, senza senso, per la maggioranza della gente, e che, perciò, bisogna passarci semplicemente sopra.
L'importante è vivere e testimoniare il Vangelo insieme senza curarsi delle differenze dogmatiche, e fare tutti, fin da subito, la Comunione eucaristica insieme.
La sostanza del Vangelo, infatti, secondo loro, non sarebbe altro che la filantropia, la fratellanza universale.

Altri, al contrario, mettono le verità dogmatiche al di sopra di tutto; rimpiangono le sicurezze di un tempo, e addossano all'Ecumenismo la responsabilità del relativismo e dell'indifferenza dilaganti. Propongono, perciò, di mettere da parte l'Ecumenismo.
Conviene che ciascuno si ritiri nella propria area di difesa, e lasci che gli altri facciano la loro strada. Coesistenza pacifica, buona educazione, ma intransigenza dogmatica.

POSIZIONE ORTODOSSA

La Chiesa Ortodossa è nettamente schierata sulla seconda posizione. Pretende di essere l'unica, vera Chiesa di Cristo, in termini categorici ed esclusivi. Sarebbero stati gli Occidentali, i Cattolici romani, a separarsi.

La Chiesa Cattolica Romana, più che una Chiesa-Sorella, sarebbe una Comunità ecclesiale sbandata, eterodossa, con vasti inquinamenti eretici.
Particolarmente invisi:  i Cristiani cattolici di rito orientale, uniti al Papa (Uniati), bollati come 'Cavalli di Troia del Vaticano'.

POSIZIONE CATTOLICA DOPO IL CONCILIO

La posizione cattolica rispetto all'Ecumenismo, prima del Concilio, era esattamente uguale, e contraria, a quella ortodossa.
Grazie al Concilio Vaticano II e ai Papi successivi, si è verificato un salto di qualità. Il Concilio ribadisce che l'unica, vera Chiesa di Gesù Cristo si trova concretamente, “sussiste”, nella Chiesa Cattolica, governata dal Papa e dai Vescovi in comunione gerarchica con lui.
Non dice semplicemente “è”. Una sfumatura insignificante? No. Una distinzione sottile, ma importante. Sotto c'è il riconoscimento che, oltre i confini della Comunità cattolica, non c'è il nulla, “il vuoto ecclesiale”.

Le Chiese Ortodosse sono riconosciute, esplicitamente e ripetutamente, come vere “Chiese particolari. Chiese-sorelle”. Unica carenza rilevata: la mancanza di comunione ufficiale dei loro Vescovi col  Papa. Carenze più gravi sono rilevate, da parte cattolica, nelle “Comunità ecclesiali” nate dalla Riforma protestante. Esse stesse, d'altro canto, hanno una diversa concezione della Chiesa e della sua unità, e rifiutano di autodefinirsi e di essere e definite “Chiesa” nel senso cattolico del termine.

Sul piano della Santità e della Salvezza personali, è tutto un altro discorso. La Chiesa cattolica non ha mai preteso il monopolio della Santità e della Salvezza eterna.
La pienezza di autenticità, rivendicata dalla Chiesa cattolica, si riferisce al piano oggettivo, non a quello soggettivo: ai segni e agli strumenti della Grazia salvifica, ai Sacramenti e ai Ministeri ecclesiali, non alla Santità dei membri.
La Chiesa cattolica sa che lo Spirito Santo opera anche nelle Chiese separate, dove suscita Santi e Martiri, non meno grandi.

Confessa la peccaminosità che intacca e corrompe, non solo i suoi membri, ma anche le sue strutture. Gli uni e le altre sempre bisognosi, perciò, di pentimento, di conversione e di riforma. I Cattolici non possono più considerare l'unità ecumenica semplicemente come un “ritorno” delle altre Chiese, separate, nel seno della Chiesa-madre-romana. Non è una strada a senso unico, dove qualcuno è già arrivato e altri no.

Dove qualcuno ha solo da insegnare e da dare, mentre altri avrebbero solo da imparare e da ricevere. Tutti hanno qualcosa da dare e da ricevere. Lo scambio di doni è reciproco. Alcuni aspetti possono trovarsi sviluppati meglio in una Chiesa, altri in un'altra.

I Cattolici potrebbero offrire il ministero papale, opportunamente ricalibrato, a servizio dell'unità. Gli Ortodossi potrebbero portare il loro modello, collaudato, di strutture e di procedure sinodali, che coniugano, con equilibrio, primato di uno e collegialità di molti (UR 3; UUS 13. 28. 34. 86).

NE' FUSIONE NE' ASSORBIMENTO - SPIRITO DI COMUNIONE

Oltre a non concepire più l'Unione dei Cristiani come un semplice “ritorno” degli altri, la Chiesa cattolica ha ripetutamente e autorevolmente assicurato di non intenderla più neppure come “una fusione o un assorbimento”.

Si tratta del ritorno-conversione di tutti, gli uni e gli altri, al cuore della fede cristiana: sotto il soave dominio dello Spirito Santo, vero e supremo vincolo di amore e di unità della Chiesa di Cristo come ci ha insegnato il beato Giovanni Paolo II.

Don Roberto Lovazzano – Incaricato Diocesano per l'Ecumenismo

Data: 18/01/2013



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