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Notizie - II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia
II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia

LA PAROLA DEL VESCOVO

 Commento del Vangelo  in collaborazione con la Radio della Diocesi di Tortona. Clicca qui per ascoltare.

PRIMA LETTURA

Dagli Atti degli Apostoli
Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. 
Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. 
Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.

SALMO RESPONSORIALE

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dica Israele: 
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo! 

Ti preghiamo, Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina.

SECONDA LETTURA

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 
Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. 
Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese».
Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro. 
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».

IL VANGELO DELLA DOMENICA

Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. 

IL COMMENTO

Ricordo sempre i primi anni di ministero in una scuola superiore di Novi Ligure nel periodo di Pasqua. Non era raro sentirsi dire: “ma tu lo devi dire per contratto… sei pagato dal Vaticano” oppure: "Mi fanno un po' rabbia quelle persone te compreso (cioè io!) per tutta la fiducia riposta in Colui che è Risorto, va a finire che non veniamo più…".

Non si chiamavano tutti Tommaso come l'apostolo del Vangelo ma penso che anche lui avrebbe potuto dire le stesse cose.

So che non è molto corretto dal punto di vista scientifico andare troppo oltre a quel che è scritto in un testo antico, ma mi immagino i sentimenti dell'apostolo Tommaso quando torna nel Cenacolo e trova i suoi amici che gli dicono "Abbiamo visto il Signore". Me lo immagino davvero arrabbiato dall'entusiasmo degli altri, un entusiasmo e una gioia che lui non sente. E' arrabbiato con loro che gli "gettano in faccia" una esperienza quasi a farlo sentire in colpa di non esser stato lì.

Si sente forse "violentato" spiritualmente dalle loro certezze di fede. Me lo immagino arrabbiato anche con Gesù che è apparso ad altri e non a lui come se lui valesse meno e avesse meno diritto di fare una esperienza di pace e consolazione in mezzo a giorni così terribili. E me lo immagino arrabbiato con se stesso, perché non riesce a superare la tristezza e il senso di vuoto che sono cresciuti nei giorni dell'arresto e della condanna a morte del Maestro nel quale aveva riposto tante attese e speranze.

Le parole che dice ("Se non vedo... se non tocco... non crederò) sono dunque una sfida che lui lancia a Dio. Ci vedo anche un grande segno di fede. Non si ferma infatti ai sentimenti di rabbia ma cerca di andare oltre: dà a Dio e anche a se stesso una nuova occasione. Lui vuole credere!

Il Risorto appare una seconda volta ai suoi amici e sembra davvero che lo faccia apposta per Tommaso. Gesù vuole che la sua amicizia non sia paralizzata dai dubbi e dalle fatiche della vita che lo allontanano dalla fede.

Non so se Tommaso si è ricreduto perché ha visto e toccato le piaghe del Maestro crocifisso. Penso che lo abbia colpito questo gesto ulteriore di amicizia vera che anche da morto/risorto il suo Gesù fa per lui. Gesù infatti si fa vedere proprio a lui.

La fede non si può pretendere da nessuno e non è un fatto automatico solo per il fatto che viviamo in un contesto tradizionalmente cristiano pieno di Chiese e celebrazioni. Non basta che uno mi dica "io credo, io ho conosciuto il Signore, io sono stato salvato da lui... ecc" perché anch’io creda come lui. E nemmeno io posso pretendere di convincere con le cose che dico di me.

Le cose che i miei studenti di allora dicevano mi fanno pensare ancora oggi! Ai loro occhi sembrava che io avessi una fede grande e piena di certezze. Ma è davvero così? Io sono come quegli apostoli che hanno visto il Signore risorto e i miei giovani studenti erano come Tommaso che non ha visto e non crede? Ci penso bene e anch’io mi ritrovo ogni tanto nei miei dubbi e nelle mie domande. Anch’io ho voglia di toccare e di sperimentare la presenza di Dio personalmente e non mi basta quel che mi dicono gli altri.  Anch’io sono Tommaso!

Ma il bello è proprio qui. Gesù è stato "provocato" a rifarsi vedere proprio dai dubbi di questo apostolo. I dubbi che abbiamo dentro sono una amichevole sfida a Dio a farsi vedere in modi e tempi diversi. Spero che quei giovani abbiano continuato la ricerca come Tommaso, pieno di domande ma anche disponibile a rimettersi in gioco sempre. Ma la stessa cosa la auguro a me. Non voglio apparire con troppe certezze (non sono affatto così) ma voglio apparire quello che in realtà sono dentro di me, cioè uno in ricerca che non teme le proprie domande, i dubbi e gli sbagli che posso fare.

Proprio per me/per noi Gesù ha detto: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!".

Beati noi se sapremo vivere la nostra vita come una danza al ritmo della preghiera di Tommaso: "Mio Signore e mio Dio!".

Marco Daniele

IL SANTO DELLA SETTIMANA

Fonte: IL POPOLO

San Gaetano Catanoso

La Chiesa oggi, 4 aprile, ricorda San Gaetano Catanoso, proclamato santo da papa Benedetto XVI nel 2005 e chiamato “Confessore della Chiesa reggina”. Nella storia bimillenaria della Chiesa reggina, è stato il primo prete diocesano a diventare santo. Nacque a Chorio, piccola frazione del paese di San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria, il 14 febbraio 1879, terzogenito di otto figli, in una famiglia di agricoltori profondamente cristiani.

All’età di dieci anni, nell’ottobre 1889, avvertita la chiamata al sacerdozio, entrò nel Seminario Arcivescovile di Reggio. Terminato il periodo di formazione, fu ordinato sacerdote il 20 settembre 1902 e dichiarò pubblicamente il proposito di voler essere un degno ministro di Cristo. Ai parenti e agli amici domandò di pregare per lui affinché il Cuore di Gesù lo conducesse alla santità. Per due anni fu prefetto d’ordine in Seminario. Nel 1904, fu nominato parroco di Pentidattilo, un piccolo paese dell’Aspromonte, dove c’erano povertà, analfabetismo, ignoranza religiosa e dove la gente viveva il dramma dell’emarginazione e della prepotenza. Il sacerdote si dedicò immediatamente e interamente alla missione di pastore e condivise le privazioni, i disagi, le gioie e le pene della sua gente.

Il popolo cominciò spontaneamente a chiamarlo “padre”. Si impegnò molto nell’insegnamento della dottrina cristiana, fu assiduo al ministero delle Confessioni, generoso con le famiglie bisognose, premuroso con i malati. Per i giovani, che non potevano frequentare le scuole pubbliche, aprì una scuola serale gratuita ed egli ne fu l’insegnante.

A Pentidattilo promosse la devozione al “Volto Santo”, di cui nel 1918 divenne missionario aderendo all’Arciconfraternita di Tours in Francia e nel 1919 ottenne di erigere nella sua parrocchia, una “Con-fraternita del Volto Santo”.

Nel 1920 diede vita allo stampato “Il Volto Santo” che si diffuse in tutta la penisola. Spesso affermava: “Il Volto Santo è la mia vita. Lui è la mia forza”. Anche se viveva in una piccola località sui monti, divenne amico di san Luigi Orione e di sant’Annibale Maria Di Francia e favorì lo sviluppo delle loro opere in terra calabrese. Convinto che la rinascita morale delle popolazioni calabresi non sarebbe stata possibile senza l’attività pastorale dei sacerdoti, promosse l’Opera dei Chierici Poveri, il cui scopo era quello di offrire ai giovani, sprovvisti di mezzi, il necessario per poter raggiungere il sacerdozio. Dal 1921 al 1940 fu parroco, nella città di Reggio, della chiesa di Santa Maria della Purificazione (detta della Candelora), dove fu coadiuvato dal fratello sacerdote.

I suoi superiori gli affidarono molti molti incarichi e lui fu: direttore spirituale del Seminario Arci-vescovile (1922-1949), cappellano degli Ospedali Riuniti (dal 1922 al 1933), confessore degli Istituti Re-ligiosi cittadini e del carcere (1921- 1950), canonico penitenziere della Cattedrale (1940-1963) e rettore della Pia Unione del Volto Santo, trasferita da Pentidattilo a Reggio nel 1950. Negli anni trascorsi nell’Aspromonte, il santo aveva visto tanti bambini innocenti esposti alla corruzione, senza guida e senza orientamento nella vita. Per questo decise di dar vita ad una congregazione religiosa femminile che propagasse la devozione al Volto Santo di Gesù e portasse conforto ai sacerdoti più bisognosi e aiuto alle parrocchie più sperdute e abbandonate. Nel 1934, incoraggiato anche da San Luigi Orione, fondò le Suore Veroniche del Volto Santo, che nel 1953 vennero approvate anche dalla Santa Sede. Le sue suore dovevano essere “gente che va senza pretendere nulla, che si sacrifica, che soffre, che aiuta la Chiesa”.

La Messa celebrata ogni giorno e la frequente adorazione del Sacramento dell’altare furono l’anima del suo apostolato. Praticò il sacrificio, la mortificazione e la penitenza.

Accettò con pazienza anche la cecità che l’afflisse nell’ultimo scorcio di vita.

Morì il 4 aprile 1963 a Reggio, nella Casa Madre della Congregazione che lui aveva fondato.

APPROFONDIMENTI

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DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE

Data: 06/04/2013



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