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Notizie - XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Isaìa
Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa tutti voi che l’amate.
Sfavillate con essa di gioia
tutti voi che per essa eravate in lutto.
Così sarete allattati e vi sazierete
al seno delle sue consolazioni;
succhierete e vi delizierete
al petto della sua gloria.
Perché così dice il Signore:
«Ecco, io farò scorrere verso di essa,
come un fiume, la pace;
come un torrente in piena, la gloria delle genti.
Voi sarete allattati e portati in braccio,
e sulle ginocchia sarete accarezzati.
Come una madre consola un figlio,
così io vi consolerò;
a Gerusalemme sarete consolati.
Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
le vostre ossa saranno rigogliose come l’erba.
La mano del Signore si farà conoscere ai suoi servi».

SALMO RESPONSORIALE

Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!».

«A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome».
Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.
Con la sua forza domina in eterno.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia.

SECONDA LETTURA

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

IL VANGELO DELLA DOMENICA

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

IL COMMENTO

Nella Bibbia i numeri parlano non solo per il loro valore aritmetico, quantitativo, ma spesso anche per un loro significato simbolico: richiamano fatti, esprimono concetti; parlano, con l'attrattiva delle cose non dichiarate ma alluse, lasciandone al lettore attento la piena comprensione. Si intende, il lettore di duemila anni fa: di qui la necessità di spiegare quello che oggi può non essere più tanto chiaro. Un esempio: il numero degli apostoli non è casuale; Gesù ne ha scelti dodici, perché dodici erano le tribù componenti il popolo d'Israele; quando perciò si legge che egli li ha mandati nei villaggi ad annunciare il suo arrivo, è sottinteso che egli era venuto per tutto il suo popolo.

Il brano di questa domenica, poi, dice che "il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi". Nella concezione di allora, settantadue erano i popoli componenti l'umanità: se ne deduce che egli intendeva la propria missione non limitata al solo Israele, ma estesa al mondo intero. E questo è proprio il compito da lui affidato alla sua Chiesa, come ha esplicitato prima di salire al cielo: "Andate, fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”, come si legge nel Vangelo di Matteo.

Convertire il mondo intero: il compito era da far tremare; inoltre, le condizioni con cui egli ha accompagnato il mandato a quei settantadue lo rendevano ancora più arduo. Nessun dispiegamento di forza o potenza, ma anzi in povertà e mitezza, consapevoli dei rischi: "Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali... Mangiate quello che vi sarà offerto". Il mandato è riassunto nella formula "Il regno di Dio è vicino", accoglietelo: e non è un'imposizione ma un invito, perché prevede anche l'ipotesi che sia rifiutato.

Non può non stupire il fatto che pur con queste carenze di mezzi il vangelo sia stato accolto nei secoli da un numero incalcolabile di uomini: è la dimostrazione che ciò è avvenuto non per forze umane ma per la potenza di Dio, il quale assiste, guida, esorta, parla ai cuori e alle menti. In realtà, chi diffonde il vangelo è lui; è lui il vero timoniere della "barca di Pietro", che senza di lui si sarebbe infranta chissà quante volte sugli scogli della storia. E tuttavia, per realizzare il suo piano di salvezza egli ha voluto e vuole aver bisogno degli uomini; lo dice anche nel vangelo di questa domenica, avvalendosi di un'immagine attinta al mondo agricolo con cui lamenta la loro insufficienza: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!" 

Lo scarso numero degli operai disposti a mietere il grano maturo è un dato costante: ci fossero stati più missionari, chissà quanto più numerosi sarebbero oggi i cristiani. Ed è un richiama che riguarda tutti, non solo preti e suore, ma ciascuno di noi che si deve sentire impegnato in prima persona nell’opera di diffusione del Vangelo e nell’attività pastorale. E' giusto e doveroso farlo, perché la Chiesa non è dei preti ma dei battezzati, e tutti ne sono corresponsabili; Perciò riguarda non solo loro, l'esortazione che Gesù ha fatto seguire alla costatazione sul grano maturo: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe". Il campo è di Dio; occorre pregare, perché i chiamati a lavorarci accolgano l'invito.

Non ci si fa da sé discepoli di Gesù. Si ricevono da lui la missione e la grazia necessaria per compierla. Si è mandati. Vi è dunque un doppio compito: ascoltare Dio per ricevere da lui la nostra missione particolare (e ciò attraverso il ministero della Chiesa, nella maggior parte dei casi) e pregare, pregare senza sosta, perché Dio mandi operai nella sua messe. Ma non bisogna mai perdere di vista il fatto che la missione è quella di Gesù; e che noi non siamo che i suoi inviati. È necessario che ci rendiamo trasparenti perché si possa riconoscere, attraverso di noi, ovunque ci troviamo, la persona di Gesù

Marco Daniele

IL SANTO DELLA SETTIMANA

Il 9 luglio la Chiesa fa memoria della prima santa “italo - brasiliana”, Santa Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù, beatificata il 18 ottobre 1991, in Brasile e canonizzata a Roma il 19 maggio 2002.

La santa nacque a Vigolo Vattaro, piccolo paese del Trentino, sotto la dominazione austriaca il 16 dicembre 1865 e fu battezzata con il nome di Amabile Lucia. Era la secondogenita dei 14 figli che Napoleone Visintainer, di professione muratore, ebbe da Anna Domenica Pianezzer. Imparò dalla mamma a pregare, a frequentare la chiesa, ad assistere la nonna inferma e a prestare il suo aiuto in lavori nella filanda.

A nove anni fu cresimata durante la visita pastorale che il vescovo di Trento fece a Vigolo Vattaro.

Vivendo in una condizione economica difficile i genitori, con tanti altri trentini, decisero di emigrare in Brasile, dove da quando la tratta dei negri fu abolita (1840), il governo cercava lavoratori in tutta l’Europa attraverso Società di Colonizzazione. Molti Vigolani ne approfittarono per trasferirsi con i loro nuclei familiari al porto di Itajai, nella provincia di Santa Caterina, al sud del Brasile, dove fondarono un’altra Vigolo, che fa parte dell’attuale comune di Nova Trento, a ricordo dei luoghi natii. Al suo sbarco in Brasile, la santa aveva solo 10 anni ma dimostrava una maturità superiore alla sua età.

A 22 anni le morì la madre e lei dovette accollarsi la cura della casa e dei fratelli e doveva anche aiutare il papà nella conduzione di un mulino, che aveva assunto in società con la famiglia Nicolodi. Fu questa l’occasione per la giovane di stringere legami di stretta amicizia con Virginia Nicolodi.

In quegli anni i Gesuiti aprirono una Residenza a Nova Trento sotto la direzione del P. Augusto Servanzi, il quale affidò alle due giovani la pulizia della cappella S. Giorgio di Vigolo, la lettura del catechismo a un centinaio di bambini e le visite agli ammalati. A 25 anni le due giovani decisero di lasciare le famiglie e di ritirarsi in una casa vicino alla Cappella di S. Giorgio.

Il 12 luglio 1890, le due giovani accolsero una malata di cancro in fase terminale, dando inizio alla Congregazione delle Piccole Suore dell’Immacolata Concezione, che ebbe il 25 agosto 1895 l’approvazione del Vescovo di Curitiba, Mons.  Camargo Barros. Nel dicembre dello stesso anno, assieme alle sue due prime compagne (Virginia e Teresa Anna Maule), Amabile emise i voti religiosi, assumendo il nome di Suor Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù.

La santità di vita e lo zelo apostolico di Madre Paolina e delle consorelle suscitarono molte vocazioni, nonostante la povertà e le difficoltà nelle quali esse vivevano. Le “infermiere”, come le chiamava il popolo, mantenevano le persone che avevano accolto facendo le sarte, fabbricando candele, confezionando fiori artificiali, dandosi alla piccola industria serica in cui erano provette. Suor Paolina fu anche colpita da una grave malattia ma, per intercessione della Vergine, guarì improvvisamente. Nel 1903 Paolina fu eletta Superiora Generale “ad vitam” e lasciò Nova Trento per occuparsi degli orfani, figli di ex-schiavi e degli schiavi anziani ed abbandonati nel rione Ipiranga di San Paolo, dove vi fu una grande fioritura della Congregazione con l’apertura di numerose Case.

Nel 1909 Madre Paolina fu deposta da Superiora Generale dall’arcivescovo e mandata a lavorare con i malati della “Santa Casa” e gli anziani dell’ospizio San Vincenzo dè Paoli a Bragança Paulista, senza poter svolgere più nessuno incarico nella sua Congregazione. Furono anni segnati dalla preghiera, dal lavoro e dalla sofferenza: tutto essa accettò e sopportò affinché la Congregazione delle Piccole Suore proseguisse il suo cammino. Nel 1918, fu chiamata dalla Superiora Generale, alla “Casa Madre”, nell’Ipiranga, dove rimase fino alla morte, conducendovi una vita nascosta, intessuta di preghiera e di amorevole assistenza alle Suore inferme. A causa del diabete trascorse gli ultimi mesi nella cecità totale.

Morì il 9 luglio 1942 e le ultime sue parole furono: “Sia fatta la volontà di Dio”.

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Data: 04/07/2013



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