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Notizie - XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

PRIMA LETTURA

Dal secondo libro dei Re
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò. 
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

SALMO RESPONSORIALE

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

SECONDA LETTURA

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Figlio mio, 
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. 
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo; 
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

IL VANGELO DELLA DOMENICA

Dal Vangelo secondo Luca
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. 
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. 
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. 
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

IL COMMENTO

La Parola che la liturgia ci regala questa domenica, ci riporta a meditare sulla nostra fede. La scorsa settimana, con l'esempio del granello di senape, Gesù ci ha fatto scoprire che la fede non è solo questione di quantità, ma di qualità. La verità del mio rapporto con Dio non è la somma di quello che faccio o di quello che non faccio, ma è un cammino in profondità, alla ricerca dell' autenticità della relazione figliale con il Padre.

La riconoscenza è merce rara, si usa dire, e non senza fondamento. Lo sottintende anche il vangelo di questa domenica: Gesù era in cammino verso Gerusalemme, quando dieci lebbrosi, fermandosi a distanza da lui (come era prescritto, i colpiti da quel terribile male erano esclusi dal contatto con il resto dell'umanità), invocarono il suo aiuto: "Gesù, maestro, abbi pietà di noi!". Egli si limitò a rispondere: "Andate a presentarvi ai sacerdoti".

Sempre secondo le prescrizioni, chi dalla lebbra si riteneva guarito doveva farlo certificare dai sacerdoti, ai quali spettava di riammetterli nella comunità. "E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un samaritano".

Non è l'unico passo del vangelo in cui i samaritani, detestati dai giudei in quanto stranieri ed eretici, emergono migliori di loro: basti ricordare la parabola detta appunto del "buon" samaritano, perenne ammonimento sul fatto che non è la razza a determinare la qualità degli uomini. Ma l'episodio si focalizza sul fatto che, indipendentemente dalla nazionalità, su dieci miracolati uno solo tornò a ringraziare. "Quando incontriamo qualcuno che ci deve riconoscenza ce ne ricordiamo subito. Quante volte invece incontriamo qualcuno verso il quale abbiamo un debito di gratitudine e non ci pensiamo", ha scritto Goethe, fotografando una realtà che, se riflettiamo, ci riguarda un po' tutti.

E se è vero nei riguardi del nostro prossimo, lo è tanto di più riguardo a Colui al quale più di chiunque altro dobbiamo gratitudine, perché da lui abbiamo ricevuto tutto: la vita, con ogni buona cosa che la vita ci ha portato e ci porta, come l'intelligenza e l'istruzione, la possibilità di mangiare tutti i giorni, di avere una casa e un vestito e di curarci se ci ammaliamo, la capacità di amare ed essere amati, un mondo da ammirare per l'infinità di cose belle che racchiude. Soprattutto, da Dio abbiamo ricevuto incomparabili doni spirituali, riassumibili nella sua amicizia e nella possibilità di raggiungerlo, un giorno.

Spesso ci si dimentica di tutto ciò; tutto ci pare dovuto, o insignificante perché ovvio, scontato. Ecco perché nella preghiera spesso ci limitiamo a chiedere, chiedere ancora, chiedere dell'altro. Sarà allora il caso di ricordare che, tra i tanti doni, Dio ci ha messo nelle mani anche il modo di ringraziarlo come si conviene. "Ricordati di santificare le feste", recita uno dei comandamenti; già prima di Gesù, la festa comportava di non lavorare, per avere il tempo e le disposizioni d'animo adatte ad elevare la mente a Dio con sentimenti di riconoscenza.

Con Gesù, la festa ha mantenuto lo stesso significato, ma enormemente arricchito: la riconoscenza trova la sua espressione più alta nella Messa, il cui nome proprio, non a caso, è Eucaristia, cioè "ringraziamento". Nella Messa, con-celebrata insieme dal sacerdote e dai fedeli, l'uno e gli altri riconoscono di avere ricevuto tutto da Dio, e come si fa tra gli uomini contraccambiano in quanto possono: di nostro avremmo ben poco da offrirgli; ma ci è dato da offrirgli il dono più grande, il suo stesso Figlio per noi morto e risorto. Quale meraviglia, quale generosità! Dio ci colma di doni, compreso quello da rendergli; da parte nostra occorre soltanto la volontà di farlo. E se lo facciamo, se anche noi ci riconosciamo graziati, si realizza anche per noi quanto Gesù ha detto all'unico dei dieci lebbrosi tornato a ringraziarlo: "Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato".

 

IL SANTO DELLA SETTIMANA 

L’11 ottobre è il giorno in cui ricorre la memoria liturgica di Santa Maria Soledad Torres Acosta, religiosa spagnola, proclamata santa da Paolo VI, il 25 gennaio 1970.

Nacque a Madrid, il 2 dicembre 1826, ricevendo al battesimo i nomi di Bibiana Antonia Manuela.

Era la figlia di modesti commercianti e trascorse gli anni giovanili nella casa paterna, occupandosi dei lavori domestici e della cura dei fratelli più piccoli. Fin da bambina ebbe una salute debole, gracile e cagionevole, ma un carattere forte, energico e paziente.

Ricevette l’educazione dalle Suore Vincenziane e si sentì attratta dai poveri, tanto da pensare di dedicarsi completamente al loro servizio. Quando decise di farsi suora, però, ottenne il rifiuto delle Vin-cenziane e di altri conventi, perché a causa della scarsa salute e delle frequenti crisi asmatiche si pensava fosse inadatta alla vita religiosa. Lei non si diede per vinta e iniziò a dedicarsi, quasi a tempo pieno, a tutte le opere di bene parrocchiali. In questo modo conobbe il sacerdote servita (dei Servi di Maria) Miguel Martínez y Sanz, curato della parrocchia del sobborgo di Chamberí, al quale stavano particolarmente a cuore i tanti malati a domicilio, abbandonati a se stessi, che spesso morivano senza sacramenti e senza alcun accompagnamento spirituale.

Il sacerdote ebbe l’idea di fondare una congregazione religiosa, che si occupasse di questa esigenza spirituale e, dopo un colloquio con la santa, le chiese di aiutarlo a realizzare il suo sogno.

Il 15 agosto 1851 Bibiana Torres Acosta insieme ad altre sei cofondatrici prese i voti e diede vita alla nuova Congregazione, vestì l’abito nero e cambiò il suo nome in Maria Soledad (Desolata) in onore della Vergine Addolorata, molto invocata in Spagna e protettrice dell’Ordine dei Servi di Maria di cui faceva parte don Miguel.

Nacquero così le Serve di Maria Ministre degli Infermi, impegnate a servire i malati. Il primo nucleo era formato da sette suore, tante quanti erano i fondatori dei Servi di Maria. Iniziarono subito il loro apostolato dandosi da fare durante le epidemie di colera che si ci furono in quegli anni e che affrontarono con disponibilità e generosità. Nel 1856 don Miguel abbandonò la direzione della comunità a causa della sua partenza per l’A-frica e questo fatto mise in gravi difficoltà la congregazione.

Il nuovo direttore era giovane, pronto a credere alle maldicenze e aveva anche l’ambizione di rivestire un ruolo chiave nella congregazione. Uno primi provvedimenti, infatti, fu proprio la rimozione dall’incarico di superiora di Maria Soledad, che umilmente si ritirò in convento a fare i lavori più umili, senza perdere la sua serenità.

In poco tempo, però, la situazione della Congregazione peggiorò.

Due cofondatrici morirono e quattro se ne andarono insieme ad altre suore. Per non far chiudere l’Ordine, il direttore fu sostituito e Maria Soledad nominata nuovamente superiora, ruolo che ricoprì fino alla morte. Con l’aiuto dei successivi direttori diede nuova vita e definitiva organizzazione alla Congregazione. Stabilì che le sue suore avessero una solida preparazione infermieristica e una grande devozione alla Vergine ivocata con il titolo di Nostra Si-gnora della Salute degli infermi.

Meritò la protezione della regina Isabella II e ottenne la fiducia della Giunta di Beneficenza di Madrid che affidò all’Istituto nel 1859 la Casa del Soccorso e poi nel 1861 la conduzione dell’Ospedale di S. Giovanni di Dio.

Estese la sua fondazione con l’apertura di nuove case in tutta la Spagna e anche a Cuba (1875).

Oggi la Congregazione è presente in 27 nazioni. Alla fine di settembre del 1887 Maria Soledad si mise a letto e non si rialzò mai più.

Morì l’11 ottobre a 61 anni.

Pio XII la proclamò beata nel 1950 e 20 anni dopo fu canonizzata. Il suo corpo perfettamente conservato, dopo un periodo di sei anni nel cimitero locale, fu trasferito nella Casa Madre di Madrid.

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Data: 10/10/2013



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