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Notizie - I DOMENICA DI AVVENTO
  I DOMENICA DI AVVENTO

Inizio nuovo anno liturgico 
 Ciclo "A" (si legge sopratutto il vangelo secondo Matteo) 

Prima lettura

Dal libro del profeta Isaìa

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.

Salmo responsoriale

Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

Seconda lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Il commento

I viaggi più emozionanti, è stato detto, non sono quelli che si fanno nello spazio, ma nel tempo; non in giro per il mondo, ma dentro di sé, giorno dopo giorno, vivendo in modo consapevole le mutevoli vicende quotidiane. Soltanto uno sguardo superficiale le ritiene sempre uguali e insignificanti; in realtà la vita di un uomo si costruisce, più che in contesti eccezionali, muovendosi nell'apparente normalità. Un viaggio è interessante oppure no, secondo le disposizioni d'animo con cui lo si affronta: ed è così anche per il grande viaggio che tutti coinvolge, il viaggio della vita.

In questa domenica la liturgia invita a intraprendere un nuovo capitolo del grande viaggio, presentando un triplice inizio: ricomincia il ciclo triennale delle letture, prende avvio il nuovo anno liturgico, è la prima domenica di Avvento.
Si parte, dunque, con la curiosità e la trepidazione che accompagnano ogni partenza; l'importante, perché il viaggio riesca bene, è attrezzarsi come si conviene e avere chiara la meta, per non trovarsi sprovveduti di fronte ad ogni evenienza e per non dissipare tempo e risorse in inutili, quando non dannose, deviazioni.

La meta è stata indicata già otto secoli avanti Cristo dal profeta Isaia, come riportato nella prima lettura: "Tutte le genti diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore". E' la prospettiva della redenzione universale, quando la salvezza compiuta da Gesù avrà raggiunto tutti i popoli, tra i quali cadrà ogni barriera dettata da rivalità e ostilità: "Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra".
Alla meta della pacificazione universale, che si avrà quando tutti i popoli conosceranno e seguiranno il Signore, il Salmo responsoriale invita a tendere ("Quale gioia quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!"), nella consapevolezza che, se non si sa quando questo evento accadrà relativamente al mondo intero, per ciascun uomo non sarà lontano ("Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme"; si intende, la Gerusalemme celeste).

In altre parole, la meta per i singoli uomini è l'incontro faccia a faccia con Dio, nel passaggio da questo mondo a quello venturo. A questo proposito, il vangelo di Matteo ricorda che il passaggio può essere improvviso: "Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti". Ma come tenersi pronti? Se chiara è la meta, come attrezzarsi per non mancarla? Risponde la seconda lettura. Scrivendo ai cristiani di Roma, l'apostolo invita: "Gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e contese. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo".

L'Avvento che oggi comincia è il tempo dell'attesa, il tempo in cui il cristiano attende l'incontro con il suo Signore. Per molti, l'attendere ha il senso passivo di un tempo sprecato inutilmente, come quando si attende l'autobus o si attende il proprio turno allo sportello dell'ufficio postale.
Ma per il cristiano non dovrebbe essere così; del resto il significato stesso della parola (ad-tendere, cioè "tendere a") esprime una tensione positiva e attiva verso una meta.
Per il cristiano, viaggiatore nel tempo, consapevole della meta, attrezzato come l'apostolo suggerisce, ogni giorno potrebbe essere quello dell'arrivo. Di qui la necessità di viverlo consapevolmente; di qui anche il suo fascino.

È questo il desiderio da coltivare durante il tempo di Avvento: quello di salire verso la luce, rivestiti di Cristo, sostenuti dalla fede, animati dalla speranza e operosi nell'amore, che ci unisce agli altri uomini e ci rende graditi a Dio.

Il santo

Il 1° dicembre la chiesa ricorda Sant’Eligio, vescovo di Noyon, vissuto nel VII secolo d.C. e molto conosciuto in tutta Europa.

1/segidio.JPGNacque a Chaptelat (presso Limoges in Francia) intorno al 590, da Eucherio e Terrigia, in un’umile famiglia e avendo dimostrato fin da piccolo un’eccezionale abilità nella lavorazione di oggetti in ferro e gioielli, fu inviato ad apprendere l’arte dell’oreficeria a Limoges, presso il monetiere Abbone.

Fu poi affidato ad un orafo di talento che lo portò con se Parigi. Grazie alla sua bravura fu preso a lavorare dal tesoriere del re e in questo modo ebbe l’occasione che gli cambiò la vita. Secondo la tradizione, Clotario II, re merovingio, commissionò un trono d’oro, intarsiato da pietre preziose al suo tesoriere che gli consigliò di avvalersi dell’opera di Eligio, considerato il migliore.

Eligio ricevette una gran quantità di oro e con l’oro ricevuto non realizzò un solo trono, ma due.

Il re non solo ammirò l’abilità, ma anche la sua onestà.

Il giovane artigiano gli spiegò, con grande semplicità, che aveva usato una lega di rame, di argento e d’oro, utilizzando un procedimento allora poco conosciuto in Francia, anche tra gli esperti del settore.

Fu così ammesso alla stretta cerchia degli uomini di fiducia del re ed Eligio manifestò la sua bontà d’animo, studiando le sacre scritture e impegnandosi in opere di carità e di decorazione dei sepolcri dei maggiori santi di Francia. Sotto il successore di Clotario, Dagoberto I, ricoprì la carica di tesoriere. Fu anche incaricato di alcune delicate missioni diplomatiche.

Fu lui a ristabilire la pace tra i Franchi e i Bretoni convincendo il re Giudicaele a dichiararsi suddito di Dagoberto. Fu eletto vescovo della diocesi di Tournai e Noyon nel 640 e venne consacrato il 13 maggio 641. Si dedicò alla conversione dei pagani ancora presenti nella sua vasta diocesi, nel Nord della Gallia, soprattutto nelle regioni della Mosa e della Scelda, in quelle che erano le terre dei Frisoni. Condusse la sua opera di evangelizzazione insieme ad altri vescovi tra i quali Audoeno (Ouen) di Rouen, Amand di Tongres, Sulpizio il Pio di Bourges.

Promosse il culto dei santi di cui rinvenì alcuni corpi (San Quintino, San Luciano di Beauvais) e per cui realizzò anche i reliquiari. Si dedicò incessantemente ad opere di carità in favore dei poveri e dei malati e finanziando il riscatto dei prigionieri. Sostenne la costruzione di numerose chiese e nel 632 fondò un monastero a Solignac, a capo del quale pose l’abate Remaclo. La sua vita si concluse in terra olandese, il 1° dicembre 660, mentre era impegnato nella sua missione di annuncio del Van-gelo. I suoi resti furono riportati a Noyon solo nel 1952. Dopo la sua morte, sant’Audoeno redasse la sua biografia. Un trono, detto di Dagoberto, è conservato al Cabinet des Monnaies a Parigi, ed è attribuito a Sant’Eligio. Molte monete battute con i nomi dei re Clotario, Dagoberto e Clodoveo II portano il suo marchio “Eligii”. Egli è spesso raffigurato mentre sta mettendo in pratica la sua arte, come nella vetrata a lui dedicata nella chiesa di santa Maddalena a Troyes.

Con riferimento ad una leggenda che lo riguarda, viene anche rappresentato mentre tiene in mano la zampa di un cavallo.

La leggenda narra che, dovendo un giorno ferrare un cavallo particolarmente ombroso, egli staccò la zampa del cavallo, ferrò con tutta calma lo zoccolo, e quindi miracolosamente riattaccò la zampa al cavallo.

Un’altra leggenda narra che un giorno gli si presentò il diavolo vestito da donna e lui, rapido, lo agguantò per il naso con le tenaglie.

Questo episodio è raffigurato in due cattedrali francesi (Angers e Le Mans) e in una vetrata opera di Nic-colò da Varallo e dono degli orefici milanesi che si trova nel Duomo di Milano. Una sua reliquia è custodita in una teca preziosa nella chiesa di sant’Eligio dei Ferrari, a Roma.

È patrono degli orafi, dei numismatici, dei maniscalchi e dei veterinari. Nel giorno della sua festa, in alcune località francesi si effettua la benedizione dei cavalli. Questa tradizione è tramandata anche a Sciara, in provincia di Palermo e rione di Casale del Pozzo a Nocera Inferiore in provincia di Salerno.

Approfondimenti

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Data: 25/11/2013



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