Lunedì, 22 Luglio 2024
Diocesi di Tortona
Sua Ecc.za Rev.ma
Mons. Guido Marini
Vescovo

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE

IV DOMENICA DI QUARESIMA - LAETARE

LE LETTURE

PRIMA LETTURA (Gs 5,9-12) giorni 
Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa, celebra la Pasqua.

Dal libro di Giosuè

In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 33)
Rit: Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

SECONDA LETTURA (2Cor 5,17-21)
Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

VANGELO (Lc 15,1-3.11-32)
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

IL BEATO

Beato Amedeo IX

1/amedeo 1.jpgLa Chiesa il 30 marzo ricorda il beato Amedeo IX, duca di Savoia, che, durante il proprio governo, favorì in ogni modo la pace e sostenne economicamente e moralmente le cause dei poveri. Nacque il 1° febbraio 1435 nel castello di Thonon-les-Bains, dal duca Ludovico I di Savoia, figlio di Amedeo VIII, primo duca sabaudo.

Fu colpito, fin da giovane, da crisi epilettiche e la sua malattia lo aiutò a entrare in stretto contatto con Dio. La preghiera e la Messa quotidiane erano la sua fonte di forza. Da bambino fu promesso in sposo a Jolanda di Valois, figlia del re Carlo VII di Francia. Dopo il matrimonio contratto nel 1452, la coppia andò a vivere in provincia di Brescia, nel territorio che fu loro assegnato, insieme al governatorato del Piemonte.
Ebbero molti figli: Anna, Carlo (principe di Piemonte), Filiberto I (duca di Savoia), Bernardo, Carlo, Giacomo Luigi, Maria, Ludovica (poi beata) e Gian Claudio, alcuni dei quali morirono piccoli. L’atteggiamento mite e devoto di Amedeo suscitò le ire dei suoi fratelli che gli si rivoltarono contro.
Nel 1459, durante il concilio di Mantova indetto da papa Pio II, fu fautore di una crociata volta a liberare Costantinopoli, da poco conquistata dai Turchi.
Nel 1464, alla morte del padre, assunse il governo del ducato di Savoia. Nel frattempo Giangaleazzo, figlio di Francesco Sforza, dopo la morte del genitore, tentò di tornare dalla Francia passando in incognito per la Savoia e fu arrestato.
Nonostante Amedeo lo avesse fatto rilasciare, Giangaleazzo decise di scindere l’alleanza che suo padre aveva stipulato con lui. Amedeo, però, in gesto di pace, gli concesse in sposa sua sorella Bona.
Pacifista in politica estera, fu un saggio amministratore del suo stato, benvoluto dai sudditi per l’amore che nutriva per i poveri, ai quali elargiva ingenti aiuti. Fece edificare numerose chiese e alcuni monasteri e grazie a un’attenta amministrazione saldò i debiti contratti dai suoi predecessori.

Il suo stile di vita era molto austero e quando l’epilessia si aggravò, cedette il governo del ducato alla moglie, poiché il figlio Carlo, l’unico in età di regnare, era appena morto.

I nobili si ribellarono e, alleatisi con i suoi fratelli, lo imprigionarono, finché non inter- venne il cognato, Luigi XI, a liberarlo. Morì a Vercelli il 30 marzo 1472, 550 anni fa. Il 3 marzo 1677, Innocenzo XI confermò il culto, fissando la festa al 30 marzo. Le sue reliquie riposano nella cattedrale di Vercelli.

Daniela Catalano

Data: 26/03/2022



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