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Notizie - L'Azione Cattolica ad Arquata Scrivia per un pellegrinaggio "diverso" - IN CAMMINO CON MARIA

1/santuario di Montaldero.jpgARQUATA SCRIVIA - Avevamo intitolato il pomeriggio arquatese proprio così.
“In cammino con Maria”, perché era previsto un camminare insieme verso il santuario di Montaldero, sopra Arquata. Pioggia e freddo, però, non ci consentono la salita, ma un cammino c’è ugualmente, perché la preghiera insieme non lascia mai uguali e fa crescere nella comprensione di se stessi come figli di Dio.

L’appuntamento è alle ore 16 di domenica 20 maggio alla chiesetta di Sant’Antonio Abate ed arriviamo, non moltissimi, è vero, ma ci sono le associazioni parrocchiali di Novi Ligure, di Pozzolo Formigaro, di Tortona e paesi limitrofi…

Insomma, ci siamo e siamo accolti da don Lino Piccinini, parroco di Arquata, e dalla vivace Azione Cattolica arquatese che, nelle persone di Marisa, Daniele e Raffaele, ci illustra le modifiche al programma: resteremo lì sia per il Rosario sia per la celebrazione della Santa Messa, per poi trasferirci in oratorio, dove ci attende una sorpresa…

E allora si inizia.
L’incipit è di Virginia: preghiamo Maria attraverso alcune icone attinte dai testi biblici; la invochiamo, infatti, come “serva del Signore, consolatrice dei sofferenti, donna della semplicità, madre dell’ascolto e regina vestita di sole”. Ogni icona è introdotta da un brano del Nuovo Testamento proclamato dalla voce di Piero, il Presidente diocesano, poi altre voci si alternano per un breve commento, quindi don Romeo, l’Assistente diocesano di AC, presiede alla recita del Rosario e la chitarra di Gianfranco accompagna con il canto.
È bello pregare così, tutti insieme, ed è importante, poi, riflettere sulla mariologia che esce dal Concilio Vaticano II, perché don Romeo presenta la figura di Maria nell’ottavo capitolo della “Lumen gentium”, quel capitolo che costituisce una svolta decisiva nella riflessione teologica sulla giovane donna di Nazareth.

Più che di un nuovo insegnamento su Maria, infatti, il capitolo VIII della “Lumen gentium” riassume ed ordina quanto la Chiesa ha sostenuto nei secoli, collocando Maria nel mistero della salvezza e ribadendo quanto la Chiesa ha sempre creduto e cioè che l’elezione di Maria, la sua libera cooperazione e la sua intercessione riecheggiano la più grande gloria di Dio.

In Maria, donna feriale, noi ci riconosciamo, perché la quotidianità è il nostro orizzonte e, allora, le chiediamo di camminare con noi ogni giorno della nostra vita, perché Maria, prima di essere incoronata “regina del cielo” ha conosciuto la polvere della nostra povera terra.

Il Rosario, allora, di decina in decina, ci prepara alla Celebrazione Eucaristica nella domenica dell’Ascensione e don Romeo, nel corso dell’omelia, richiama la nostra attenzione su quel “cielo” al quale Gesù è asceso: non spazio fisico, ma condizione di vita, il cielo indica la situazione della gloria ed è la meta ultima alla quale siamo tutti chiamati; l’Ascensione, pertanto, è mistero che ci coinvolge, è forte richiamo a non perdere mai di vista i beni futuri che il Signore ha promesso, restando, però, inseriti sul serio nella storia dove siamo chiamati a vivere con responsabilità, perché il destino di gloria dipende anche da come abbiamo speso i giorni della vita terrena.

E, nel giorno dell’Ascensione, vale davvero la pena di saperne di più su come ha scelto di vivere un campione dell’ascesi, un giovane di molti secoli fa, Antonio, il Santo a cui è dedicata la chiesetta che ci ospita.

Siamo agli inizi del IV secolo d.C, quando le persecuzioni contro i cristiani stanno per finire, ma il giovane Antonio non è tranquillo: vende tutti i suoi beni e va vivere poveramente nei luoghi deserti dell’Egitto e della Siria, dove sceglie di vivere nella solitudine, anche se presto altri giovani seguono il suo esempio e diventano “combattenti di Dio”, lottando in primo luogo contro se stessi ed imparando a non lasciarsi vincere dalle passioni.

È più che mai attuale l’esempio di Antonio Abate, perché anche noi abbiamo bisogno di dominare noi stessi, di convertirci ad uno stile di vita più sobrio, dove ci sia più tempo per Dio, ma ora è arrivato davvero il momento di lasciare la chiesetta di Sant’Antonio, che sorge da prima del 1452 nello stesso luogo dove era situata una basilica paleocristiana, lungo il tracciato dell’antica via Postumia: qui, nel corso dei secoli, molti hanno pregato e qui, oggi, abbiamo pregato anche noi…

Ora, però, ci aspetta un bel momento di convivialità in oratorio, con una ricca merenda da gustare in allegria e, allora, alla faccia del cattivo tempo, ecco una bella conclusione di un grande pomeriggio!  

Patrizia Govi

Data: 20/05/2012



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