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Lettera Pastorale 2019

Notizie - XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

  LE LETTURE DELLA DOMENICA  

PRIMA LETTURA (2Re 5,14-17)
Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore.

Dal secondo libro dei Re

In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

SALMO RESPONSORIALE (Sal 97)

Rit: Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

SECONDA LETTURA (2Tm 2,8-13)
Se perseveriamo, con lui anche regneremo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

VANGELO (Lc 17,11-19)

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

IL SANTO

1/martiri.jpgSan Daniele e compagni martiri

Il 10 ottobre la Chiesa fa memoria di San Daniele e dei suoi sei compagni francescani che morirono martiri a Ceuta, in Marocco.

Il più famoso del gruppo è San Daniele che nacque a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, nell’ultimo decennio del secolo XII.

L’attribuzione del cognome Fasanella risulta molto tarda e insicura.

Scarse e incerte, infatte, sono le notizie sulla sua vita; solo il martirio subito da Daniele insieme con i sei confratelli francescani è ricordato da più fonti con ricchezza di particolari. Le notizie sulla sua vita sono tratte da una fonte di molto posteriore e di incerta attendibilità.

Da questa emerge che Daniele era già prete quando nel 1219 ebbe modo di ascoltare ad Agropoli, in Basilicata, San Francesco appena rientrato dall’Oriente. Colpito dalla parola del santo, decise di entrare nel suo Ordine.
Tornò in Calabria, dove il provinciale lo assegnò al convento di Corigliano. Intorno al 1224 fu inviato dal nuovo provinciale calabrese, Bernardino Pugliso, in Sila per fondare il convento di Santa Maria del Soccorso sul passo di Pian del Lago.
Nel 1226 fu eletto provinciale di Calabria e durante il viaggio che compì per visitare le dimore francescane della sua provincia, espresse il desiderio di partire per l’Oriente, ad imitazione di San Francesco e dei francescani uccisi in missione a Marrakesh nel 1221.

Nel 1227 il santo lasciò la Calabria insieme con sei francescani che sono Samuele, Angelo, Domno (o Domulo o Donulo) da Montalcino, Leone, Nicola da Sassoferrato e Ugolino.
Dopo aver ottenuto il necessario permesso da frate Elia, allora a capo dell’Ordine, presero il mare da un porto della Toscana per giungere a Tarragona, in Spagna.
Il trasferimento da lì a Ceuta avvenne in due fasi a pochi giorni di distanza; si sa che alla fine di settembre il gruppo dei francescani era di nuovo riunito e si stabiliva nel fondaco dei mercanti cristiani, posto alla periferia della città.
Dopo alcuni giorni di predicazioni ai commercianti pisani, genovesi e marsigliesi, i sette francescani decisero di iniziare l’annuncio del Vangelo ai musulmani. Dopo una notte di preparazione spirituale, la mattina successiva, che doveva essere il 3 ottobre Daniele e gli altri entrarono di nascosto a Ceuta, città proibita a tutti i cristiani sprovvisti dell’apposito permesso delle autorità locali.
Spinti dall’entusiasmo, ma assolutamente privi di esperienza, i frati iniziarono la predicazione per le vie della città, in lingua italiana o latina poiché nessuno fra loro conosceva l’arabo.
Tale predicazione ebbe come esito l’immediato arresto dei sette francescani. Portati davanti al governatore di Ceuta, furono, dopo un sommario interrogatorio, furono giudicati pazzi e rinchiusi temporaneamente in prigione. Da quel luogo Daniele scrisse una lettera anche a nome dei suoi compagni e indirizzata a Ugo di Genova (il più anziano fra i sacerdoti residenti nel fondaco di Ceuta) e ad altri due frati che si trovavano lì temporaneamente.
Nessuno studioso ha messo fino a ora in dubbio la sua autenticità e rappresenta un documento prezioso per l’analisi della mistica del martirio diffusa nell’Ordine in quegli anni e delle correnti spirituali presenti nel primo francescanesimo.

Dopo circa una settimana, Daniele e gli altri furono condotti di nuovo alla presenza del governatore: durante l’interrogatorio si chiarì la natura delle intenzioni dei sette, i quali, sostenendo di non essere malati di mente, non persero l’occasione per rivolgere di nuovo agli astanti l’invito alla conversione, alla presenza di un interprete che comprendeva il latino.
Invitati ad abbracciare l’islamismo i sette si rifiutarono categoricamente anche davanti al tribunale e furono condannati a morte.
La sentenza fu eseguita lo stesso giorno, il 10 ottobre 1227, per decapitazione. I mercanti cristiani raccolsero i corpi e li seppellirono nel fondaco.
Con decreto del 22 gennaio 1516 Leone X permise, per i francescani, il culto di Daniele e dei suoi sei compagni che poi fu esteso a tutta la Chiesa.

Daniela Catalano

Data: 07/10/2016



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